Tutti i volumi sono disponibili: dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia), su tutti gli store di vendita online e in libreria. Gli e-book sono disponibili su streetlib store e tutte le piattaforme online.

giovedì 23 novembre 2023

Filippo La Torre: Morte di un bambino di campagna - Tratto da: La primavera della strummula. Romanzo.

 
Non avrei potuto più fare gare di nuoto nelle gebbie con i miei amici. Il rammarico mi restava dentro, silenzioso. Mi torceva lo stomaco. Avevo imparato tuffandomi dal bordo sempre viscido di quelle vasche. In abbrivo raggiungevo la sponda opposta e i brividi si spartivano in egual modo tra l’acqua fredda e la paura. Le prime volte la distanza tra le due sponde era di quattro metri e mi sembrava un’eternità, poi cambiai gebbia per una di cinque e finalmente raggiunsi l’infinito a sei, nella grande vasca chiamata con dispregio gebbiazza.
A ragion veduta non godeva di buona fama: vi era morto un bambino, annegato. Lo trovarono affunciato come un tappo di carne molle nello scarico che sfociava in un canale. Una spinta insufficiente delle gambe o un colpo di reni dato male ci avrebbe fatto colare a picco senza possibilità di risalita, ammantati da un tetto liquido. Non sempre c’era con noi un adulto per intervenire in caso di pericolo. Imparai in breve tempo a galleggiare. Ne bevvi tanta d’acqua putrida mista a veloci pulci d’acqua, puzzolente di malaria e di morte, ma non ricordo mai di avere avuto problemi intestinali. Forse perché, in quel tempo, metà della mia forzata dieta giornaliera era a base di limoni grattugiati con dolcezza sulla ruvida pietra d’Aspra. Allora, anche se bambino, ne avevo istintiva consapevolezza e i limoni liberati dalla scorza, li addentavo avido con i miei incisivi forti e taglienti dallo smalto vivo e delicato.
Ci sapevo fare, eccome! Gareggiavo anche con i più grandi e quello stupido di Peppino Macaluso morì nella gebbia profonda di don Ciro solo per avere osato sfidarmi. Era testardo e volitivo, Peppino, e aveva solo otto anni. Voleva prendere più pietre di me sul fondo della vasca e il lippo traditore lo avviluppò alle gambe e non lo fece risalire più. Forse aspettammo troppo e la morte lo abbracciò. Guardavamo le bollicine che salivano, salivano e forse parlavano, forse gridavano lanciandoci messaggi lancinanti di aiuto che non conoscevamo, finché scomparvero in un gorgoglìo. L’acqua rimase immobile e senza più voce. L’incoscienza della nostra giovane età si arrogava il potere dell’immortalità e l’idea della morte, a cinque anni, nemmeno ci sfiorava. Anciluzzu ed io ci tuffammo e lo ripescammo, sporco di fango, appiccicato dappertutto che sembrava colla. Eravamo convinti che Peppino scherzasse, che fingesse di essere morto e strantuliannulu gli dicevo:
«Peppino, ora finiscila. Amunì, arruspigghiati!»
Lo pizzicavo sulla faccia fino a fargli male ma Peppino era morto per davvero e forse lo avevo sempre saputo. I filamenti verdi del lippo che aveva respirato gli fuoriuscivano come radici sottili sia dalla bocca sia dal naso. Diventai freddo, anche se il sole picchiava sulla mia testa senza pietà. Inutilmente cercai conforto per me stesso. Le labbra mi tremarono, prossime al pianto...

Filippo La Torre: La primavera della strummula. Romanzo. 
Pagine 270 - Prezzo di copertina € 22,00
Sconto del 15% se acquistato online al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store online (anche in e-book) e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour) La Feltrinelli (punto vendita centro commerciale Conca d'Oro), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102)

mercoledì 22 novembre 2023

Novità e-book: Noir all'improvviso di Cecilia Lavopa

Cristina, Ester, Michele, Irene. Solo alcuni nomi di gente comune descritta in scene di vita ordinaria che all'improvviso si trova catapultata in un terribile incubo. Quindici racconti neri, quindici storie che nascondono il male che si annida dove meno te lo aspetti. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspense e di orrore...
Ritorna in e-book la raccolta noir di Cecilia Lavopa, illustrata da Michele Finelli. 
Disponibile su Streetlib Store al link: 
https://store.streetlib.com/novita/noir-allimprovviso-744047/
su Amazon e su tutti gli store online. 
www.ibuonicuginieditori.it 

lunedì 20 novembre 2023

Sconto del 20% sui volumi della Collana Risorgimentalia dal sito www.ibuonicuginieditori.it

Sconto del 20% sui volumi della Collana Risorgimentalia acquistando dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it:

Isidoro La Lumia: Carlo Cottone principe di Castelnuovo
Pippo Lo Cascio: L'ombra del re Sole in Sicilia. La guerra civile di Messina 1674-1678
Giacomo Pagano: Sette giorni d'insurrezione a Palermo. Avvenimenti del 1866
Giovanni Raffaele: Le torture in Sicilia al tempo dei Borboni
Spiridione Franco: Francesco Bentivegna. Storia della rivolta del 1856 in Sicilia.
Consegna a mezzo corriere in tutta Italia
Ordina dal sito www.ibuonicuginieditori.it oppure contattaci alla mail ibuonicugini@libero.it, al cell. 3457416697/3894697296, al whatsapp 3894697296. 

mercoledì 25 ottobre 2023

Filippo La Torre: Che cosa scriverebbero oggi le mie mani senza memoria? Tratto da: La primavera della strummula. Romanzo

 "Che cosa scriverebbero oggi le mie mani senza memoria?
Non possiedo diari ingialliti e sgualciti, sepolti dalla polvere come se fossero reliquie, e meno male, perché sicuramente avrei avuto maggiori rimpianti. Da allora, sono passati più di sessant’anni, mi rimaneva tanto tempo da vivere ed era abbastanza lontano il declino della mia vita. Quando iniziai a scavare in fondo tra le pieghe della mia memoria, trovai tante difficoltà: alla terra fertile e nera si alternavano massi gravidi d’incognite. Facevo fatica per portarli a galla e più i pozzi erano profondi, più le mie mani si riempivano di ferite. Non avrei voluto ma allora desistetti. Lasciai andare in basso le corde che sfregavano le mie mani e l’anima e mi sussurrai: «Meglio così, scriverò molto di risorte sensazioni e poco di sicure certezze».
Alcune di queste mie memorie sono molto nitide e hanno radici forti nella mia mente come se fossero scolpite nella ciaca più dura, anche se peccano di un filo cronologico. Altri ricordi sono annacquati dal tempo e la loro solidità è incerta ma sono mantenuti vivi da forti e brevi emozioni. Ancora oggi.
Nacqui in una stalla e non c’era nemmeno una finestra, nemmeno una grata a lasciare fuori luci e suoni. Tutto quello che sarebbe venuto dopo, era solo libertà. E così fu, ma solo per cinque brevi anni. Il seguito lo troverete martoriato di buoni e cattivi sentimenti che si alternano quasi alla rinfusa in episodi di vita e in storie che mi hanno sfiorato nelle calde giornate d’estate, le uniche dove mi era permesso di vivere anche la vita degli altri, rubandone ogni tanto delle sbrizze. Il Baglio, dove per la prima volta aprii gli occhi, era un grande palcoscenico e i teatranti si alternavano, anno dopo anno, vivendo la loro inconsapevole recita".

Filippo La Torre

Pagine 265 - Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store di vendita online.
Disponibile in libreria e nello specifico presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Forense (Via Maqueda 185), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15).
Disponibile in ebook su tutti gli store online. 

martedì 24 ottobre 2023

Un nuovo volume si aggiunge alla Collana Albatro Randagio: La primavera della strummula di Filippo La Torre

 
"Sono i miei ricordi di bambino vissuto in un collegio per orfani o disadattati che s'innestano nelle condizioni di vita degli anni '50, in un piccolo agglomerato di case della periferia di Palermo abitate prevalentemente da braccianti agricoli, quasi un guscio: il baglio di Villa Nave. 
Non sono riuscito a liberarmi dalle innumerevoli sfumature di grigio che in alcuni momenti affogano nel nero più nero, ma questa è stata la mia vita e quella di tanti bambini cresciuti come me ai margini della società e che soltanto un destino ferocemente avverso ha deviato dalle strade tracciate. Così il paradosso che li insegue di avere la sorte avversa per vivere". 
Pagine 265 - Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store di vendita online.
Disponibile in libreria e nello specifico presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), Libreria Macaione (Via Marchese di Villabianca 102), Libreria Nike (Via Marchese Ugo 56), Libreria Forense (Via Maqueda 185), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15).
Disponibile in ebook su tutti gli store online. 

martedì 10 ottobre 2023

Febo della Minerva: L'Africa di Palermo. Tratto da: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina

 

Nell’estate del 1896, pochi mesi dopo l’Ordinazione sacerdotale, egli incontra, per caso, la nobile e pia Signora Anna Mulè duchessa di Montalbo, nei pressi del Giardino Inglese.
I due si conoscevano da anni. 
La Signora nel congratularsi con Padre Messina per la sua ascensione al Sacerdozio, con affettuoso interesse, chiede: 
– Si è messo al lavoro, Padre?... Le hanno affidato qualche chiesa o ufficio?...
– Andrò in Africa!... – fu la risposta. 
– In Africa!... – rispose meravigliata la Duchessa – in Africa!... ma come, qui c’è tanto bisogno di Preti e lei vuole andare in Africa?
– Sì, Signora, andrò nell’Africa di Palermo. 
Ed espose semplicemente e brevemente il suo piano di risanamento morale del rione abbandonato di Sant’Erasmo e quanto ardentemente desiderasse la salvezza dei piccoli orfani ed abbandonati di tutta la zona della Kalsa. 
La Duchessa tirò fuori un sospiro di sollievo. 
– Così va bene, padre Messina. Io l’aiuterò come meglio mi sarà possibile. 
Incoraggiato dall’approvazione e dalla promessa di aiuto, il giovane Prete non perdette né tempo né l’occasione.
Chiese un piccolo sussidio per potere aprire al culto la chiesetta della Madonna del SS.mo Rosario. 
La nobile benefattrice s’impegnò per 15 lire al mese – offerta che, allora, assicurava la celebrazione della S. Messa per 15 giorni – al resto avrebbe pensato la divina Provvidenza. 
Alla divina Provvidenza egli ci credeva davvero. 
Per ciò, senza assicurarsi un altro sussidio che garantisse l’intero mese, domandò umilmente al suo Arcivescovo la cura della Cappella di S. Erasmo.
Nessun prete povero aveva mai chiesto, in dote, una povertà più squallida, un terreno più arido e ingrato per il proprio lavoro. Questo genere di richieste saltan solo a quei tali che son disposti a partire per terre lontane in cerca delle avventure le più impensate; quelli che, una volta allontanatisi, non vediamo più e dimentichiamo: i Missionari. 
Per ciò gli fu facile ottenere. 
Il suo gran cuore trovò lì quello che ci voleva per le sue aspirazioni: indigenti da sfamare in ogni tempo dell’anno, ignudi da coprire d’estate e riscaldare d’inverno, ignoranti da istruire e illuminare, coscienze assopite da svegliare, malavita da risanare e molto lavoro, anche manuale, da affrontare. Già, anche lavoro manuale, poiché quella Cappella era più malandata di quanto si aspettasse. 
Per fortuna la gente di mare suole avere una fede semplice, grossolana, superstiziosa magari, ma a Dio ci crede. In chiesa non va, si capisce; non trova il tempo, dice, ma Dio lo chiama forte forte, e lo vuole vicino quando la barca non regge all’urto violento dell’onda impazzita, e il remo contrasta col ghigno beffardo del vento scomposto.
Fu così che con l’aiuto di qualche volenteroso a spasso e di qualche donnetta sfaccendata, padre Messina ripulì la Cappella, la sistemò ben bene, e poi cominciò a dir Messa, a predicare, a fare catechismo a grandi e a piccoli, e la gente restava a bocca aperta per quello che egli diceva e faceva.
Quella quaresima predicò a donne ed a uomini nel tempo conveniente alle loro occupazioni; impegnò i pomeriggi all’istruzione delle ragazze, e, poi, alla sera, era tutto per i bambini.
I piccoli furono i suoi beniamini. Specie i più abbandonati; quelli che trovava per la strada di giorno e di notte; gli orfani. 
Li raccoglieva da ogni vicolo e dalla spiaggia; li faceva giocare fino a stancarli e poi giù con il catechismo e le preghiere. Si fece amico e padre, per ciò divenne loro confidente. 
E seppe da loro ogni cosa: come si stava nelle loro case e come si viveva, quello che avevano e quello di cui mancavano, se le mamme erano buone e se i padri bestemmiavano; tutto, proprio tutto seppe di quella gente e in poco tempo. 
Dio allora cominciò ad entrare nelle famiglie del rione alla chetichella, aiutato da padre Messina, il quale gli apriva le porte di casa e i cuori, ora a mezzo di un paio di scarpe per il capo famiglia, ora a mezzo di un corredino per il neonato, ora a mezzo di una coperta per l’unico grande letto... e così via. 


Febo Della Minerva: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina.
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalla casa editrice Priulla in data 8 settembre 1970.
Pagine 384 - Prezzo di copertina € 22,00
Arricchito da numerose foto dell'epoca.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via Marchese Ugo n. 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni) 


Febo della Minerva: La parte di Palermo da Villa Giulia a Romagnolo... Tratto da: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina

Per seguire i passi lesti e frettolosi di questo irrequieto cercatore di cenci umani, terrò sottocchi un quadernone, affatto elegante, nel quale sono appuntate – di corsa – le prime avventure di quella che, domani, sarà chiamata l’Opera di Padre Messina. 
La parte di Palermo che dalla Villa Giulia si estende fino a Romagnolo, abbracciando il piano di S. Erasmo, era rimasta, per anni ed anni, priva di quelle riforme urbanistiche che avevano migliorato, di parecchio, il centro cittadino. Quella zona era stipata di gente data quasi esclusivamente alla pesca. Il pescatore, si sa, ha una vita dura, rischiosa, affidata al capriccio del mare ora generoso e quasi paterno ora minaccioso e avaro. 
Quartiere di povera gente, dunque, dove la indigenza e la misera la facevano davvero da sovrani. 
Le case?... eran piuttosto tuguri senza aria e senza sole, dove a sera, chiusa la porta sulla strada, veniva pigiata una nidiata di bimbi attorno ai genitori; quando quei sudici monelli non preferivano restar fuori, all’aria aperta, rannicchiati dietro i portoni delle case diroccate o sui gradini freddi delle chiese chiuse, quasi al sicuro. 
Ed erano essi, i bimbi l’unica ricchezza di quel quartiere, numerosi come le mosche sull’immondizia ammonticchiata davanti alle loro case. Un quartiere di mocciosi senza scarpe e senza vesti, ma scaltriti in malizia da non dire e con le manine sporche sempre pronte ad afferrare la poca roba degli altri. 
E le mamme?... Eran tanti i bambini in ogni casa che, quasi pulcini, la chioccia lasciava che andassero in giro a trovarsi da sé qualcosa da beccare, una volta che li aveva scovati. 
Niente scuola; niente chiesa davvero funzionante. 
Solo a Romagnolo una casupola, cangiata in Cappella, veniva aperta di domenica ma non sempre. 
Un’altra Cappella, nel piano di S. Erasmo, funzionava una volta all’anno per la festa della Madonna del SS. Rosario: Messa cantata, spari di mortaretti, razzi, chiasso e baldoria rionale: tutto qui. 
Nessuno pensava a questa parte della città?
Qualche giornale, di tanto in tanto, aveva tentato richiamare l’attenzione dei responsabili su quel rione abbandonato e malfamato: voce nel deserto. 
Sin dai primissimi giorni del suo sacerdozio, il giovane prete Giovanni Messina aveva più volte percorso, silenzioso e meditabondo, quel tratto di spiaggia dalla Villa Giulia a Romagnolo, e intenzionalmente, aveva rivisto tutte quelle viuzze strette del rione della Kalsa, pullulanti di bambini sporchi e maneschi, dal linguaggio volgare e pronti alla rissa. 
Aveva gettato dentro a quei tuguri oscuri e maleodoranti, occhiate di pietà, mentre gli era parso d’avere addosso gli sguardi curiosi ed imploranti insieme delle donne e dei vecchi, fuori casa, tutte l’ore del giorno. 
Quello spettacolo non gli era nuovo. Nel quartiere rissoso egli era nato e cresciuto. Ma ora lo rivedeva con altri occhi: gli occhi dell’Apostolo chiamato al duro mestiere dello “sradicare e distruggere” il male ovunque si annidasse, per “edificare e piantare” al suo posto la città di Dio per gli uomini di Dio. 
Quanto aveva visto di giorno, gli turbava il sonno, la notte. 
Aveva appreso bene l’arte del trattare il cuore dei piccoli dagli insegnanti di San Filippo Neri, negli anni che aveva frequentato, da chierico esterno l’Oratorio. 
Decise di dare a loro la sua vita sacerdotale: ai piccoli abbandonati della sua parrocchia. 


Febo Della Minerva: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina.
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalla casa editrice Priulla in data 8 settembre 1970.
Pagine 384 - Prezzo di copertina € 22,00
Arricchito da numerose foto dell'epoca.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
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Febo della Minerva: 21 marzo 1896. Tratto da: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina

Il Diacono Giovanni Messina nel partecipare alla S.V. Ill.ma la di lui ascensione al Sacerdozio, si pregia invitarLa per la sacra ordinazione che avrà luogo Sabato 21 marzo alle ore 7 ½ a.m. nella Chiesa di S. Gregorio a Porta Carini.
Palermo – Via Vetriera, 49.

Questo cartoncino d’invito entrò nelle case dei parenti e degli amici di famiglia, pochi giorni prima dell’avvenimento. 
Quel mattino la Chiesa era già stipata di gente assai prima che giungesse l’Eminentissimo Arcivescovo. 
Vicino vicino alla balaustra, i genitori e i familiari. 
Il padre, ragioniere Salvatore Messina, era uno di quegli uomini, la cui sola presenza impone rispetto. Alto, robusto; le larghe spalle quadrate parevano fatte apposta per il grosso peso della numerosa figliolanza (17 per la precisione!). Grave e dignitoso nell’andare, aveva nei lineamenti del volto, la volontà decisa e combattiva e negli occhi vivi e attenti, la limpidezza d’una Fede robusta e convinta. 

Da ragazzetto era stato al Seminario. Poi ne era uscito portandosi dentro una coscienza allenata al dovere fino al sacrifizio. 
Il nostro Reverendo Padre, dal genitore erediterà statura di lottatore, coraggio e tenacia nelle contrarietà; fermezza decisa contro l’intrigo meschino organizzato a danno del suo ideale apostolico. 
La Madre, donna Rosalia Lo Nigro, era donna di virtù veramente rare. Fede luminosa e certa, vissuta giorno dopo giorno, nella preghiera costante, nella umiltà più profonda, nella carità prodigiosamente generosa. 
Non mandò mai a mani vuote il povero che si presentava alla porta; impegnata in ogni ora del giorno, trovava il tempo di visitare gli ammalati poveri del vicinato, portando qualcosa da mangiare, pulendoli, pettinandoli; la si vide sempre pronta nell’assistenza alle partorienti sprovviste d’ogni cosa.  
Questa instancabile esile donna, di salute spesso cagionevole, traeva la forza della costanza dalla Santa Comunione che immancabilmente apriva la sua giornata come prima azione del cristiano vero. 
Fu fedelissima e degnissima Terziaria francescana. 
Tutti la ricordano con un solo taglio d’abito: quasi una divisa: camicetta nera, gonna grigia, fazzoletto bianco al collo. 
Il figlio Sacerdote nella vita d’infaticabile operatore di bene, riprodurrà di lei molti aspetti; la ricerca senza soste di piccoli bisognosi e abbandonati; il fuoco divoratore nel petto verso Gesù Sacramentato; l’illimitata fiducia nella Provvidenza di Dio; la compassione verso il sofferente che lo porterà sistematicamente, ogni giovedì, fin quasi alla vigilia della morte, a visitare gli ammalati negli ospedali; il correre premuroso verso gli infelici colpevoli ed innocenti dell’Ucciardone, distribuendo il dono della speranza e della pace nel perdono di Dio. 
Quel mattino, del 21 marzo 1896, dunque l’Arcivescovo, Card. Michelangelo Celesia, trovava prostrato davanti a sè, il diacono Giovanni Messina nelle migliori disposizioni di questo mondo, con i desideri più sinceramente veri di fare il Prete sul serio – o come sogliamo dire noi – con i propositi di essere un santo Prete. 
Eppure da quella desiderata Consacrazione ne uscì turbato, quasi smarrito. 
Egli parlerà di “una certa rivelazione” ricevuta quel mattino.
Una misteriosa luce irrompendo nel suo spirito libero gli aveva svelato il Sacerdozio cattolico in tutta la sua sovrumana grandezza. 
Si sentì in colpa, come un indegno usurpatore di divini tesori. 
Ma che farà ora Egli, Giovanni Messina, Sacerdote di Cristo?
“Il povero, l’orfano, l’abbandonato, l’ammalato, il diseredato dalla fortuna, ecco il capitale del Sacerdote, su cui deve fare il vero ed unico assegnamento!
I parenti, gli amici, il padre, la madre del Sacerdote, chi sono? I poveri”.
Ecco un riuscito autoritratto; o se meglio piace, una riuscitissima istantanea del suo interiore ricco di Dio, che trova la sua messa a fuoco in una autodefinizione: “nato per il bene”. 


Febo Della Minerva: Il pazzo che piacque a Dio. Biografia di padre Giovanni Messina.
L'opera è la fedele trascrizione del volume originale pubblicato dalla casa editrice Priulla in data 8 settembre 1970.
Pagine 384 - Prezzo di copertina € 22,00
Arricchito da numerose foto dell'epoca.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (via Cavour), La Nuova Bancarella (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15), Libreria Nike (Via Marchese Ugo n. 56), La Nuova Ipsa (Piazza Leoni) 


venerdì 15 settembre 2023

Santo Lombino e Domenico Michelon: Barricate a Palermo. La rivolta ibrida del Sette e Mezzo.

Approfittando della circostanza che nei mesi dell'estate 1866 la guerra tra Italia e Austria aveva sguarnito i presidii militari dell'Italia Meridionale, i ceti popolari di Palermo e dei comuni limitrofi insorsero dal 16 al 22 settembre di quell'anno mettendo a ferro e fuoco le strade e le piazze, costruendo centinaia di barricate, dando l'assalto agli uffici pubblici e alle prigioni. 

La rivolta, che per i giorni della sua durata fu chiamata “Il Sette e Mezzo” aveva le stesse caratteristiche di quelle dei decenni precedenti e i ribelli erano spesso guidati dagli stessi capisquadra che avevano agito in quelle occasioni, ma le forze governative e la stampa nazionale, nel timore di perdere prestigio a livello internazionale, la bollarono come espressione di “barbarie e inciviltà” e frutto di manovre della nascente mafia. 

Il governo Ricasoli nominò Commissario straordinario il generale Raffaele Cadorna che giunse in Sicilia quando il moto popolare era ormai spento. In violazione dello stato di diritto, Cadorna ordinò l'ennesimo stato d'assedio con coprifuoco, disarmo generale, arresti indiscriminati, tribunali militari di guerra. 

La ferita nel rapporto fra classi dirigenti e popolazione dell'Isola non si rimarginerà nei decenni successivi e rimarrà irrisolta la “quistione siciliana”. 

Il volume si compone di quattro parti. La prima ripercorre le vicende politiche in Sicilia dal plebiscito del 1860 in poi, esamina le cause prossime e remote del malcontento popolare, l'atteggiamento delle classi dirigenti nazionali nei confronti dell'Isola, le forze e i gruppi politici attivi a Palermo e provincia in quegli anni, i giudizi che della sommossa diedero gli organi di stampa. gli esponenti governativi e i testimoni dell'epoca. La seconda parte consente al lettore di seguire giorno per giorno, a volte ora per ora, lo svolgersi della sollevazione popolare e la reazione delle autorità politiche, militari, amministrative, non solo nel capoluogo ma anche nei centri della provincia di Palermo. La terza parte presenta le biografie dei principali personaggi che prepararono e agirono durante e dopo l'insurrezione. La quarta e ultima parte è un'ampia guida ragionata ai luoghi del "Sette e Mezzo", alle strade e alle piazze che furono teatro degli scontri con i fucili o all'arma bianca, ai palazzi, alle prigioni e agli edifici privati o pubblici assaliti dagli insorti. Di questi ultimi sono seguite le vicende urbanistiche e architettoniche precedenti alla rivolta e quelle verificatesi nel corso del secolo e mezzo che va "dalla settimana della repubblica e di anarchia" ai giorni nostri. 


Santo Lombino e Domenico Michelon: Barricate a Palermo. La rivolta ibrida del Sette e Mezzo. 

Pagine 181 - Prezzo di copertina € 17,00

Copertina di Giuseppe Lo Bocchiaro (Barricate ai Quattro Canti)

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it

Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria.

sabato 17 giugno 2023

Angelo Coppola: La vita di Giuseppe La Masa nella storia del Risorgimento Italiano

Nel 1848 una delle canzoni popolari più in voga, cautamente canticchiata in famiglia, aveva le parole di questa poesia dialettale:

‘Na palummedda bianca
Si mancia la cirasa
Evviva Peppino La Masa
Ca detti la libertà.

La canzone, nascostamente cantata per tutto il periodo della restaurazione borbonica, si ridestò nel 1860 con sincero entusiasmo.
Nel 1919 l’ing. Angelo Coppola, autore di questa accurata biografia su Giuseppe La Masa, conclude il suo studio sull’eroe siciliano facendone il seguente ritratto:

Si può affermare, senza tema di essere smentiti che, nei fatti del 1848 ed in quelli del 1860, nessuno può vantare di avere ottenuto con le proprie influenze, con il proprio entusiasmo, con le proprie attitudini, con la propria fede, con il proprio intuito e con la propria iniziativa, quei meravigliosi risultati ai quali pervenne Giuseppe La Masa, senza le dande delle quali ebbero bisogno tutti, indistintamente, gli altri eroi di cappa o di spada che sogliono pullulare in mezzo al groviglio dei popolari rivolgimenti.

Il suo carattere focoso e intraprendente lo portò in varie circostanze a incomprensioni dalle quali scaturirono vivaci polemiche e screzi financo con lo stesso Garibaldi, che non volle seguire nella campagna continentale. Oggetto di azioni diffamatorie sul suo ruolo ricoperto nella guerra di liberazione dell’Italia meridionale, passò gli anni sessanta e settanta alla difesa del proprio onore. Un giurì appositamente istituito sentenziò a suo favore ma tuttavia lasciò impregiudicata la questione storica.
Di certo Giuseppe La Masa si oppose con fierezza alla tirannide, combattendola sia con le armi nei campi di battaglia, sia con le parole nelle sue numerose pubblicazioni, mostrando sempre il coraggio e la lealtà dei patrioti fedeli alle idee liberali e all’amore per la propria nazione.

Vivo e combatto per la libertà e per l’indipendenza, non per la repubblica, né per la monarchia; perché la scelta della forma di governo deve sentirla e volerla un popolo, non un partito.

Giuseppe La Masa

Angelo Coppola: La vita di Giuseppe La Masa nella storia del Risorgimento italiano. 
L'opera è la ristampa anastatica del volume originale pubblicato dalla Tipografia Nazionale nel 1919. 
Prefazione del prof. Pietro Zambito. 
Pagine 438 - Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Disponibile su tutti gli store di vendita online e in libreria. 

sabato 3 giugno 2023

Dario Argento: La mia prima esperienza con il teatro l'ho avuta a sei anni... Tratto da Argento pupi e pupari. Il racconto della storica famiglia Argento dal 1893 ad oggi

Ricordo gli inverni freddi e i miei riposini pomeridiani sotto il bancone da lavoro, dove mio padre e mia madre costruivano i pupi.
Dormivo lì, in mezzo alle stoffe per le gonnelline dei paladini e i turbanti dei saraceni, dove il suono dei ferri che usava mio padre per battere i metalli era un dolce tintinnio, come una ninna nanna per me.
Crescendo, usavo gli attrezzi di lavoro di papà per costruirmi giocattoli, come il monopattino. Ben presto lui iniziò a farmi usare i piccoli stampi per fare i bottoni, le spolette, le foglie, per arabescare i pupi.
La mia prima esperienza con il teatro l’ho avuta a sei anni: quel giorno i miei fratelli più grandi non c’erano e mentre mio nonno e mio padre facevano lo spettacolo, io suonavo il pianino girando la manovella, quando c’era l’interruzione tra una scena e l’altra. Per me era una grande emozione e un grande privilegio, perché i miei fratelli di solito avevano la precedenza; era un modo per sentirmi utile e speravo che alla fine dello spettacolo qualche turista mi avrebbe dato la famosa “mancia ru piciriddu”.
A sette anni fui protagonista nello spettacolo del gruppo Teatro scuola di Enzo Pandolfo e Giuditta Lelio.
Mio padre faceva parte della compagnia e mi portava con lui ad assistere alle prove. Un giorno la signora Lelio volle registrare la mia voce nella parte dell’angelo e le piacque così tanto che recitai in diretta: una grande esperienza, indelebile nella mia mente e nel mio cuore, ricordo ancora oggi l’emozione che provai.
La signora Lelio mi chiamò per un altro spettacolo, stavolta sulla vita di Gesù. Nella scena ero uno dei bambini che parlavano con lui e gli facevano delle domande sulla sua vita. Anche in quell’occasione mi sentii orgoglioso di far parte di una compagnia teatrale.
Non perdevo occasione di accompagnare mio padre alle prove e dargli una mano per preparare e trasportare i pupi che dovevano andare in scena. Al Gruppo teatro scuola spesso lavoravo fino a tarda notte durante il periodo estivo e i miei genitori me lo permettevano perché ero in vacanza. Mio padre costruiva i pupi per il Gruppo e io lo aiutavo a fare i pezzi più piccoli, come avevo imparato in laboratorio.
Con lui lavorava un artigiano, il signor Scalisi, che io chiamavo zio Piero; avendo tanto lavoro, mi chiese un aiuto e, sotto la sua sorveglianza, iniziai a lavorare. Capivo quanto era necessario riconoscere i materiali utilizzati e anche lì mio padre non perdeva occasione per insegnarmi l’importanza dell’abilità nel lavoro.


Antonella Cappello: Argento pupi e pupari. Il racconto della storica famiglia Argento dal 1893 ad oggi. 
Pagine 190 - Prezzo di copertina € 22,00
Riccamente corredato di foto.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile presso il Teatro Argento di via P. Novelli (di fronte la Cattedrale di Palermo) e nel laboratorio del maestro Vincenzo Argento di corso Vittorio Emanuele 443. 
Disponibile su tutti gli store online e in libreria presso:
La Feltrinelli libri e musica - Via Cavour 133, Palermo, Libreria La Vardera - Via N. Turrisi 15, Libreria Nike - Via Marchese Ugo.

Nicolò Argento: Io sono cresciuto in mezzo ai pupi... Tratto da: Argento pupi e pupari. Il racconto della storica famiglia Argento dal 1893 ad oggi

Una volta a Palermo c’era “Quello del cunto”: raccontava opere come La Gerusalemme liberata, Tabbazio, Guido Santo, Dolores e Straniero, I Reali di Francia, La Storia dei Paladini di Francia, L’Orlando furioso e, in seguito, I Beati Paoli e La Baronessa di Carini. 
Erano tempi in cui pochi sapevano leggere e scrivere, e i cuntisti o cantastorie si mettevano al centro delle piazze con i loro cartelloni dipinti per narrare, a puntate, le opere. Subito, si radunavano molte persone intorno, incuriosite dal racconto, e più se ne parlava in giro più il pubblico dei cuntisti aumentava.
Erano tempi in cui l’energia elettrica ancora non c’era, niente cinema né televisione, e così nacque l’idea di radunarsi in luoghi chiusi, dove in tutti i periodi dell’anno si potevano ascoltare le avventure dei paladini e di tutti quegli eroi che combattevano per la giustizia o per l’amore. 
Le gesta eroiche, oltre che raccontate, pian piano furono messe in scena dai primi opranti, che iniziarono a narrare le storie degli eroi attraverso i pupi. La gente si appassionava a vedere sulla scena delle storie che cambiavano ogni sera e a seguire le gesta dei vari personaggi: chi tifava per Orlando, valido cavaliere serio e perdutamente innamorato di Angelica, fino alla pazzia, chi per Rinaldo, dal carattere allegro, donnaiolo, due eroi tanto diversi ma entrambi prodi paladini di Francia nella corte di Carlo Magno. 
Intorno al 1803 nasce a Catania il primo teatrino dei pupi. Subito dopo, intorno al 1806, a Palermo il puparo Canino aprì il suo teatro: prima nelle piazze, poi negli spazi chiusi. Iniziarono a diffondersi in tutta la Sicilia, prima con i pupi “in paggio” (non armati), che mettevano in scena alcuni racconti siciliani. All’inizio i pupari usarono come teatro le proprie abitazioni, di solito la stanza più grande che poteva contenere un maggior numero di spettatori. 
Poi le rappresentazioni si fecero nei teatrini, alla luce delle lanterne,  con le melodie del pianino come sottofondo musicale. Le storie si svolgevano a puntate e gli spettatori si appassionavano a seguirle, un giorno dopo l’altro. A poco a poco, solo a Palermo, si contarono più di trenta teatri, quasi uno per ogni quartiere. 
Tra i pupari nacque una forma di competizione per attirare il pubblico: chi costruiva i pupi più grandi, chi usava colori particolari, tutto si faceva in modo che si potessero personalizzare gli spettacoli e di conseguenza, avere delle preferenze tra il pubblico. 
C’erano e ce ne sono ancora tra una città e l’altra, in special modo tra la scuola palermitana e quella catanese. Il teatrino del puparo Pollicino, ad esempio, aveva i pupi di 110 centimetri, mentre la misura standard era 90: da qui il detto palermitano “pezzu di 90”, per indicare una persona forte e di sani principi come lo è un paladino. 
In generale, il pupo palermitano ha braccia e gambe snodabili, può inginocchiarsi, tiene la spada nel fodero e la estrae al momento della battaglia, la visiera dell’elmo si alza e si abbassa, la corazza è rotonda. È alto 90 centimetri e pesa circa 10 chili.
Il teatrino palermitano si sviluppa in profondità con tre quinte: i pupari stanno dietro ogni quinta, allungando le braccia con il pupo per la manovra.
Il pupo catanese, invece, ha le gambe rigide, tiene sempre la spada in pugno, la visiera dell’elmo è fissa, è alto da 120 a 140 centimetri, pesa da 15 a 25 chili. Il teatrino catanese si sviluppa in altezza; i pupari, infatti, stanno su di un ponte dal quale manovrano i pupi, dando un movimento oscillante, le spade non si incrociano e il ritmo viene dato dall’urto delle corazze, l’una contro l’altra.
Sono cresciuto in mezzo ai pupi. Per me e i miei fratelli i pupi sono stati i primi giocattoli, un po’ in bottega e un po’ in fabbrica, dove ho conosciuto i miei primi amici, con i quali costruivamo anche dei giochi con gli scarti che trovavamo. Ricordo che il mio primo monopattino aveva come ruote i cuscinetti che prendevamo dalle lavabiancherie dismesse.
Quando da piccolo suonavo il pianino per mio nonno Giuseppe, a volte lo spettacolo m’incantava così tanto che, al segnale dell’oprante, ero così preso dalla scena che dimenticavo d’iniziare. Allora il nonno usciva quasi fuori dal palcoscenico e mi diceva: 
– Oh sveglia! Attacca ‘sta musica! 
Solo allora io cominciavo a suonare.
Ho provato tante volte ad allontanarmi dall’Opera dei Pupi, perché un puparo a Palermo non ha molti guadagni, ma il cuore mi ha riportato sempre qua. Come dice la famosa frase: «Curri curri ca sempri ‘cca t’aspettu». 


Antonella Cappello: Argento pupi e pupari. Il racconto della storica famiglia Argento dal 1893 ad oggi. 
Pagine 190 - Prezzo di copertina € 22,00
Riccamente corredato di foto.
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