Tutti i volumi sono disponibili: dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia), su tutti gli store di vendita online e in libreria. Gli e-book sono disponibili su streetlib store e tutte le piattaforme online.

martedì 2 agosto 2022

Giambi Leone: A mille ce n'è... Tratto da: Radice di un fluire. Racconti.

Le vite si accatastano una sull’altra, tanti Io che si alternano dentro una vita, in un loro spazio tempo ben delimitato, e solo se li lasciamo andare, solo se gli diamo una dolce morte, vivranno liberi nel flusso infinito delle esistenze. Ma capita che tornano, invadono i nostri sensi, e fanno male, inconsapevoli, infliggono dolore e spariscono. 
E allora tornano alla mia memoria una stanza lunga, un vecchio armadio, la macchina da cucire Singer, il letto della nonna Carla e il giradischi Lesa a valigia, che, insieme alla radio di legno con l’occhio magico abbandonata in garage, erano gli unici segni di quel che fu il negozio del nonno Ernesto. Cammino in una lava di pensieri, pressioni psicologiche e decisioni da prendere, mi muovo come Nureyev s’un terreno neuronale disseminato di ordigni antiuomo camuffati da uova pronte a esplodere. Poi entra in funzione la cinghia un po’ allentata, tende l’ingranaggio del giradischi, la puntina scende lenta sulla traccia e comincia solcare il vinile come un surfista s’una tavola, e sfrigolando inizia la poesia: A mille ce n’è in questo cuore di storie da narrar... il tempo si ferma, freno, al bordo della strada spengo il motore. Me lo voglio godere quel ricordo, quell’Io seppellito troppo velocemente, archiviato tra le macerie di un mondo troppo reale per essere vissuto, un reale senza magia, inquinato da anime corrotte, fragili, riluttanti, vomitate. Così, sulle punte delle scarpe, apro la porta a vetri satinati, ed entro in quella stanza. La osservo, ne annuso gli odori, sento i suoi battiti, la vita ovattata che pulsa e il prurito delle gambette sul tappeto di lana con le frange tutt’intorno. 
Dovevano essere i giorni che precedono il Natale, perché si colorava di palline di zucchero e sapeva di dolci di mandorle e fichi, e legna, pasta fresca e salsiccia attaccata con i fili di curina appesa ad asciugare a cavallo della canna sospesa tra il comodino e lo schienale della sedia imbottita, damascata.  Sì, A mille ce n’è in questo cuore di storie da narrar... ma a chi? A chi può interessare il ricordo del rumore ticchettante di una busa che picchia frenetica sull’asse di legno sotto i movimenti rapidi delle mani sapienti di una nonna che sfila maccheroni?  A chi può interessare il pezzetto di esistenza sbiadito di un bimbo fattosi adulto e ritornato bimbo per riviverlo? Un cuore, mille storie, cuori, infinite storie... storie, storie da narrare, vite da condividere, da comprendere o da buttare in un cesso esperienziale, ricordi da suicidare, ormai distanti e inutili, dannosi, incompiuti e riluttanti...

Giambi Leone: Radice di un fluire. Racconti. 
Pagine 228 - Prezzo di copertina € 20,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon Prime, Ibs, La Feltrinelli e tutti gli store online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour, Palermo) 

giovedì 28 luglio 2022

Un nuovo volume si aggiunge alla collana Albatro Randagio: Senzatarì e il sogno della Merica di Gianluca Tantillo

Trabia, a pochi chilometri da Palermo, si affaccia sul mare. È il paese degli spaghetti, della pesca dei tonni e delle nespole. Qui hanno sempre vissuto gli Schiera, conosciuti con la ‘nciuria di Senzatarì. Una famiglia di grandi faticatori. Una famiglia sempre onesta, anche se considerata un po’ fuori dalle regole, dove ogni tanto ne nasce qualcuno segnato dal destino della ‘nciuria, un po’ folle e senza soldi. È il 1970 e l’ultimo dei Senzatarì in ordine di tempo è Antonino, sicuramente il più spiccioliato, disgraziato e malo combinato di tutti. Mai, dai tempi di nonno Peppino, operaio del pastificio del paese e capostipite dei Senzatarì, e di suo padre Rosario, la reputazione della famiglia era scesa così in basso. Perennemente senza lavoro, Antonino, oramai rassegnato, vive di espedienti giornalieri; non ha nulla, se non una bella moglie e il figlioletto Filippo (sicuro erede della vena dei Senzatarì) e non è nemmeno padrone della casa dove abita perché, anche se sua, è invasa dalla famiglia della moglie che, stabilitasi per qualche giorno, da allora non è più andata via. Ha un ami - co, Mastro Ercole, il puparo, che ogni tanto gli regala una carta di 50.000 lire e gli racconta sempre storie sulla Merica, che ad Antonino pare così lontana che forse neanche esiste; ma nel momento più nero della sua vita, accade un evento imprevedibile che ha del miracoloso e che cambierà per sempre ogni cosa. Antonino Schiera è insicuro, sfortunato, confusionario. È un sognatore incapace di difendersi ma, anche nelle avversità della vita, resta sempre una persona genuina e onesta. A suo modo è un eroe, anche se tragicomico, fortemente tragicomico...
Pagine 239 - Prezzo di copertina € 20,00
In copertina: "Il sogno della Merica" di Daniela Verducci

Il volume è disponibile: 
Dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (Consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon Prime, La Feltrinelli.it, Ibs e tutti gli store online.
In libreria al momento presso: La Feltrinelli libri e musica. 

mercoledì 6 luglio 2022

Un nuovo volume si aggiunge alla collana Albatro Randagio: Radice di un fluire di Giambi Leone. (Racconti)

Tre stagioni, quarantuno racconti, uno specchio su cui riflettersi, il sali e scendi da una macchina del tempo per rivivere, sniffare, odorare, sentire sulla pelle e nell’anima, umori relegati nei meandri dell’oblio. Un flusso di riappropriazione esperienziale di un tempo perso nell’infinito sovrapporsi delle esistenze. Tre stadi dell’essere, schizzi di vita, momenti evanescenti, irrazionali, riflessioni, risate, leggerezza e drammi, bambino, ragazzo, adulto: tre stagioni in attesa dell’inverno che fa già sentire i suoi passi. 

Mi fermo, guardo la sottile linea dell’orizzonte, poi giù dal costone di tufo. Sono arrivati i cormorani, chissà da dove. Arrivano come certi pensieri, nella notte, all’improvviso, all’alba, in un momento qualunque, ma nessuno li vede, nessuno può toccarli i cormorani. Volano come i pensieri, si fermano a riposare su uno scoglio e il loro sguardo misterioso aspetta il momento per ripartire, quello giusto. I cormorani, i pensieri, la linea sottile dell’orizzonte, lo scoglio, l’odore del mare, i colori della vita che fluisce e permea ogni cosa di luce. Chiudo gli occhi, mi lascio scaldare dai primi bagliori di un’alba ormai lasciata sola, e mi sembra di corromperne la maestosa bellezza, disturbarne il lento incedere con quei pensieri che di profondo hanno solo la banalità di un esserino al centro di un infinito universo. In me cerco l’errore. E ritorno indietro, riavvolgo, rimandando avanti piano piano la pellicola di una vita, e poi di nuovo, scrutandone i fotogrammi, bloccandoli uno per uno, e poi ancora indietro, scavando nei “perché”, affogato nei “come mai?”, in un gioco delle parti, ragionando con altri cervelli in uno scambio di posizioni, di punti di vista, di desideri, di aspettative. Il sole spunta dalle montagne a est dello scoglio, a est di tutto. Gli occhi intirizziti dei cormorani adesso brillano. Butto tutta l’aria dai polmoni e li riempio di fotoni, caldi, colmi di vita. Anche oggi ringrazio.

Giambi Leone

Giambi Leone: Radice di un fluire. Racconti. 
Pagine 228 - Prezzo di copertina € 20,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia) 
Disponibile su Amazon (al venditore I Buoni Cugini e quanto prima su Amazon Prime), La Feltrinelli.it, Ibs e tutti gli store online. 
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

Giuseppe Garibaldi: Ecco i motivi che mi spinsero a farla da letterato... Tratto da Clelia ovvero Il Governo dei preti.

1°. Ricordare all’Italia tutti quei valorosi che lasciaron la vita sui campi di battaglia per essa. Perchè se molti sono conosciuti, e forse i più cospicui, molti tuttavia sono ignorati. A ciò mi accinsi come dovere sacro. 
2°. Trattenermi colla gioventù Italiana, sui fatti da lei compiuti e sul debito sacrosanto di compire il resto, accennando colla coscienza del vero le turpitudini ed i tradimenti dei governi e dei preti. 
3°. Infine campare un po’ anche col mio guadagno. 
Ecco i motivi che mi spinsero a farla da letterato, in una lacuna lasciatami dalle circostanze, in cui ho creduto meglio far niente, che far male. Ne’ miei scritti, quasi esclusivamente parlerò dei morti. Dei vivi meno che mi sia possibile, attenendomi al vecchio adagio: gli uomini si giudicano bene dopo morti. Stanco della realtà della vita, io stesso ho creduto bene di adottare il genere romanzo storico. Di ciò che appartiene alla storia, credo essere stato interprete fedele, almeno quanto sia possibile d’esserlo poichè particolarmente negli avvenimenti di guerra, si sa, quanto sia difficile il poterli narrare con esattezza. Circa alla parte romantica, se non fosse adorna della storica, in cui mi credo competente, e dal merito di svelare i vizi e le nefandezze del pretismo, io non avrei tediato il pubblico, nel secolo in cui scrivono romanzi i Manzoni, i Guerrazzi ed i Victor Hugo.

Giuseppe Garibaldi: Clelia ovvero Il governo dei preti. Romanzo storico-politico. 
Pagine 303 - Prezzo di copertina € 20,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile al catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon, La Feltrinelli.it, Ibs e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

Giuseppe Garibaldi: La gioventù coraggiosa si accalca nelle file degli iniziatori... Tratto da: Clelia ovvero Il governo dei preti.

Brevi ma sanguinosi furono gli ultimi episodi della vita militare dei volontari italiani allo scorcio del 1867. Fatti eroici di molti prodi li segnalarono, ed un assalto, che le tenebre della notte coprirono, e che fu degno del più splendido sole. Se ne ricorderanno i mercenari del prete, che chiesero impauriti la vita dopo che s’erano macchiati, contro i loro vincitori, con atti infami, da veri vandali, quali sono e saranno sempre. Se la mia penna, troppo sovente s’intinge nel fiele, e se sovente si tempera non col gentile temperino, ma coll’acuto triangolare, terribile pugnale del carbonaro ne ho ben donde! E chi potrebbe contemplare impassibile, questa terra benedetta da Dio, così maledetta dagli uomini? Chi potrebbe mirare indifferente gli sforzi d’una nazione infelice, ma generosa, annientati da una caterva di epuloni traditori che con inaudite, nefande scelleraggini vendono per il loro personale interesse la terra ove nacquero, il popolo che li sorregge de’ suoi averi e del suo sangue a spregevole tiranno straniero? Il papato! Quel cancro del corpo italiano è all’agonia. L’Italia intiera ha compreso che non c’è vita, non prosperità possibile con quell’inferno di vivi. Da tutti gli angoli della penisola si alza una voce di entusiasmo, di giubilo, per il prossimo esterminio del mostro. Privati, Municipi, stranieri, amici, contribuiscono con ogni mezzo a sovvenire la schiera dei liberatori. Finalmente! la terra italiana sarà lavata da tanta lordura! La gioventù coraggiosa si accalca nelle file degli iniziatori per aver parte nella gloria. Aquapendente, Monte Libretti, Monterotondo, echeggiano dell’inno della vittoria che i valorosi italiani riportarono sui mercenari stranieri. L’Agro Romano è sgombro dall’infesta loro presenza. I ponti che conducono alla città eterna saltano in aria allo scoppio delle mine, e preti, e mercenari, e birri dopo avere barricate le porte, si rintanano impauriti e tremanti dentro Roma. Era finita! Il mondo intiero, salutava festante i giovani redentori dell’umanità, oppressa, ingannata, tradita per tanti secoli! Ma... 
(Nella foto: statua di Garibaldi a Trapani) 


Giuseppe Garibaldi: Clelia ovvero Il governo dei preti. Romanzo storico-politico. 
Pagine 303 - Prezzo di copertina € 20,00
Copertina di Niccolò Pizzorno.
Disponibile al catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon, La Feltrinelli.it, Ibs e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

giovedì 30 giugno 2022

Giuseppe Garibaldi: Clelia, ovvero Il governo dei preti. Premessa dell'autore.


1°. Ricordare all’Italia tutti quei valorosi che lasciaron la vita sui campi di battaglia per essa. Perchè se molti sono conosciuti, e forse i più cospicui, molti tuttavia sono ignorati. A ciò mi accinsi come dovere sacro.

2°. Trattenermi colla gioventù Italiana, sui fatti da lei compiuti e sul debito sacrosanto di compire il resto, accennando colla coscienza del vero le turpitudini ed i tradimenti dei governi e dei preti.

3°. Infine campare un po’ anche col mio guadagno.

Ecco i motivi che mi spinsero a farla da letterato, in una lacuna lasciatami dalle circostanze, in cui ho creduto meglio far niente, che far male.
Ne’ miei scritti, quasi esclusivamente parlerò dei morti. Dei vivi meno che mi sia possibile, attenendomi al vecchio adagio: gli uomini si giudicano bene dopo morti.
Stanco della realtà della vita, io stesso ho creduto bene di adottare il genere romanzo storico. 
Di ciò che appartiene alla storia, credo essere stato interprete fedele, almeno quanto sia possibile d’esserlo poichè particolarmente negli avvenimenti di guerra, si sa, quanto sia difficile il poterli narrare con esattezza.
Circa alla parte romantica, se non fosse adorna della storica, in cui mi credo competente, e dal merito di svelare i vizi e le nefandezze del pretismo, io non avrei tediato il pubblico, nel secolo in cui scrivono romanzi i Manzoni, i Guerrazzi ed i Victor Hugo.

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi: Clelia, ovvero Il governo dei preti. Romanzo storico-politico. 
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su La Feltrinelli.it, Amazon, Ibs e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 
Pagine 356 - Prezzo di copertina € 20,00
Copertina di Niccolò Pizzorno 

Giuseppe Garibaldi: Clelia, ovvero Il governo dei preti. Romanzo storico-politico.

Un nuovo volume si aggiunge alla collana "Gli introvabili": Clelia, ovvero Il governo dei preti, da noi pubblicato in occasione dell'anniversario di nascita dell'illustre autore: il generale Giuseppe Garibaldi (4 luglio 1807). 
Un romanzo storico politico del tutto anticlericale che rappresenta, in modo coerente, l’avversione che Garibaldi ebbe per tutta la vita nei confronti del clero, del suo empio governo nella Città Santa e nei suoi possedimenti bollandolo come: «il più schifoso dei Governi» o «Governo di Satana»
Nel romanzo, gli epiteti più duri nei confronti del clero si sprecano. Sono diretti, forti e manifestano il disprezzo che il Generale aveva nei confronti degli ecclesiastici: «setta infame e divoratrice» «razza di vermi» «luciferi umani» «flagello e onta del genere umano» e non risparmia neanche papa Pio IX definendolo «vecchio imbecille». Disprezzo giustificato dai tanti e terribili episodi storici che il Generale racconta e soprattutto da come il potere temporale esercitato dalla Chiesa fu d’ostacolo al progresso della razza umana e all’unificazione dell’Italia con Roma capitale. 

Protagonista è Clelia, una bellissima popolana che vive a Roma e che tutti conoscono come “La perla di Trastevere”. Di lei si incapriccia il cardinale Procopio, deciso a farla diventare un’altra preda del suo personale “bordello”. Pur di arrivare a lei, il prelato che incarna l’immoralità assoluta, lasciva e corrotta, è disposto ad assoldare degli scagnozzi che organizzano un piano per rapirla; ma sulla donna vigila il padre Manlio, uno scultore piuttosto apprezzato, e Attilio, suo promesso sposo. 
Quest’ultimo, insieme ai suoi amici rivoluzionari, riuscirà a opporsi ai turpi voleri del cardinale, salvando la donna, ma sarà costretto con Clelia e i suoi compagni a vivere nascosto. Nella loro latitanza, i giovani ardimentosi popolani conosceranno altri rivoluzionari e soprattutto apprenderanno la dottrina de “Il solitario”, l’acceso combattente repubblicano che li persuaderà a lottare per la causa dell’unità italiana, con Roma capitale e quindi torneranno in città per sconfiggere “Il governo dei preti”. È facile identificare nella figura de “Il solitario” Garibaldi stesso, che coincide con il narratore, ed è altrettanto semplice capire come il Generale abbia veicolato, tramite il personaggio, tutte le sue idee di acceso anticlericale e le intenzioni di liberare Roma dal giogo della chiesa per farla divenire la capitale di una Italia libera dal potere temporale, dal dominio straniero e finalmente restituita agli italiani. Il romanzo non fu accolto favorevolmente dalla critica ma, come dice lo stesso Garibaldi in premessa: “Circa alla parte romantica, se non fosse adorna della storica, in cui mi credo competente, e del merito di svelare i vizi e le nefandezze del pretismo, io non avrei tediato il pubblico, nel secolo in cui scrivono romanzi i Manzoni, i Guerrazzi ed i Victor Hugo”.

L'anticlericalismo di Garibaldi non equivale ad essere ateo: egli scrive e sottolinea più volte nel romanzo di credere in Dio ma non nei suoi ministri, e invoca la sua liberazione da «quei signori preti che per tanti secoli l’hanno goduta, deturpata, trascinata nel fango […] riducendola a una immensa cloaca». 
Quest’odio Garibaldi lo porterà con sé per tutta la vita, spingendolo a scrivere nel suo testamento la seguente volontà: “Siccome negli ultimi momenti della creatura umana, il prete, profittando dello stato spossato in cui si trova il moribondo, e della confusione che sovente vi succede, s’inoltra, e mettendo in opera ogni turpe stratagemma, propaga coll’impostura in cui è maestro, che il defunto compì, pentendosi delle sue credenze passate, ai doveri di cattolico: in conseguenza io dichiaro, che trovandomi in piena ragione oggi, non voglio accettare, in nessun tempo, il ministero odioso, disprezzevole e scellerato d’un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare. E che solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada”.
Pagine 356 - Prezzo di copertina € 20,00
Copertina di Niccolò Pizzorno. 

Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia) 
Disponibile su Amazon, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

lunedì 27 giugno 2022

Giulia e Antonio Petrucci: Palermo gli veniva incontro, lentamente... Tratto da: L'estate dei microbi. Accadde a Romagnolo.

Palermo gli veniva incontro, lentamente. Poco a poco, si svelava ai suoi occhi, come una donna consapevole della sua bellezza. Attraverso un velo di sole, gli sorrideva... Sorriso di prostituta, dedicato a lui come a tutti. Sorriso che celava dietro di sé gli splendidi palazzi barocchi e le case mal costruite, quelle ancora diroccate dopo l’ultima guerra, i vicoli umidi e sporchi.
Eppure, come sempre, sentì che l’amava. Con il suo lusso e con la sua miseria. Con le sue menzogne.
L’amava, e se ne sentiva colpevole. Colpevole come di un amore impuro, che ingiustamente rivaleggiasse con l’amore per sua moglie, per i suoi bambini. 
L’amava, e non capiva perché. Perché era bella, certo. Perché nel sole del primo mattino, distesa tra mare e cielo, pareva una città di sogno. Una fata Morgana perfetta ed irraggiungibile. 
Ma di più, forse, l’amava perché sapeva quella bellezza violata ed offesa, eppure sempre risorgente. 
L’amava perché era bella, malgrado tutto ciò che in lei non lo era, eppure ne faceva parte. 
L’amava perché un tempo era stata sua, e adesso sarebbe tornata a lui come se nessun tempo fosse trascorso.
Sin dalla sera prima, salendo a bordo della nave, aveva avuto la sensazione di essere nuovamente a casa. E non era che una nave, quella, i cui passeggeri parlavano per la maggior parte il suo dialetto. Gli era bastato sentire qualche frase, riudire qualche parola per rilassarsi, come se il viaggio fosse già finito. Come se la nave fosse già un pezzo della sua città, un’avanguardia lanciata in mezzo al mare che doveva, necessariamente, ricongiungersi con lei.
Erano trascorsi sette anni da quando era partito per trasferirsi al nord. Dopo sette anni, gli era sufficiente mettere piede su quella nave per avere la sensazione di essere a casa. Come se la sua Milano, con sua moglie e i suoi figli, non fosse una casa: non fosse, almeno, la sua vera casa. E ne sentiva l’assurdità, ne sentiva l’ingiustizia nei confronti di chi amava, ma non poteva impedirsi di provare quella sensazione, non poteva impedirsi di pensare con gioia al momento in cui avrebbe rivisto il vecchio Stabilimento e la vecchia casa dei suoi genitori.
Lo consolava soltanto una constatazione. Quella di non essere il solo a provare quei sentimenti e a pensare quelle cose. Tutti i siciliani che erano con lui sulla nave erano combattuti come lui tra le stesse, opposte, sensazioni. E ne aveva la prova nel momento in cui, quasi per consuetudine, incontrava un vecchio amico e si metteva a chiacchierare con lui.
Accadeva sempre, di incontrare un vecchio amico che ritornava a casa, anche lui, dopo molto tempo. Di solito, accadeva la sera, subito dopo la partenza, nella sala del ristorante. Allora ci si sedeva insieme a un tavolo, e si cominciava a parlare un poco di se stessi. Era strano notare come si finisse sempre col dire le medesime cose. Ma del resto, su quella nave, tutto ciò che si faceva era sempre uguale, come un rito. E con lo stesso animo di chi compie un rito, si intraprendeva quella traversata...


Giulia e Antonio Petrucci: L'Estate dei microbi. Accadde a Romagnolo... Romanzo. 
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon prime, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

Giulia e Antonio Petrucci: Il mare manteneva la sua espressione enigmatica... Tratto da: L'estate dei microbi. Accadde a Romagnolo.

Era ormai sera, e Guglielmo avrebbe dovuto tornare a casa dalla buona Carmela che l’aspettava in ansia. Invece si lasciò portare dai suoi passi allo Stabilimento, in riva al mare.
Lì si fermò e si accese una sigaretta. Era tranquillo, il mare, e lambiva appena la riva, teneramente. Pareva volersi addormentare, sospendere del tutto il movimento quasi impercettibile delle onde, e tacere.
Ma non ingannava Guglielmo, che lo conosceva bene: era sempre lo stesso mare che, soltanto la notte prima, si era tirato via mezzo lido.
– Non cercare di rabbonirmi con quell’aria di cucciolo assonnato... – gli disse, a voce bassa, per non farsi udire da nessun altro. – Ti conosco io, conosco il tuo animo. Una volta fai il buono e dieci volte mordi come una bestia feroce. Sei proprio intrattabile. E questa storia, adesso... Questa storia dei microbi... Ma ti pare possibile che con te non si possa mai essere sicuri di niente? In fondo, t’ho sempre voluto bene io, ti sono stato sempre amico, malgrado i guai che mi combini. E adesso vorresti giocarmi un tiro simile? Sarebbe proprio un tradimento da parte tua! Un tradimento, ecco. Io mi sto giocando la camicia su di te e tu saresti capace di averceli davvero questi microbi, lo so bene... Insomma, a me potresti anche dirlo: ce li hai o non ce li hai? 
Il mare manteneva la sua espressione enigmatica. Quello dei microbi, in quel momento, era il suo segreto e non aveva intenzione di svelarlo.
Guglielmo scosse la testa.
– È inutile, con te non si può ragionare. Anche a prenderti con le buone, sei sempre il solito testone. E io che mi affanno a difenderti... Guarda che, se ce li hai sul serio i batteri, tra noi tutto è finito. Chiudo baracca e burattini e mi cerco un altro lavoro più lucroso. Fino ad ora, del resto, il direttore l’ho fatto solo per passione...
Il mare ostentava indifferenza, sempre più silenzioso e tranquillo.
– Forse a te non importa, ma io a volte mi sento solo e la colpa è proprio della mia ostinazione a non voler mollare. Almeno ci fosse Enzo... Gli manderei una lettera anche adesso, se non sapessi che è impegnato con la scuola.
Un fremito passò sulle onde, quando si accesero le prime lampare. In lontananza si udivano le voci dei pescatori, che si salutavano da una barca all’altra:
– Viva Maria!
– Viva Gesù!
Guglielmo emise un breve sospiro e gettò via la sigaretta.
– Beh, buona notte. Torno da Carmela. Lei, almeno, mi capisce, anche se non può essermi di molto aiuto. 
E s’incamminò verso la terrazza. I suoi passi scricchiolavano sulla sabbia, aumentando il senso di solitudine.


Giulia e Antonio Petrucci: L'Estate dei Microbi. Accadde a Romagnolo.
Il romanzo, ambientato nella Palermo di fine anni '60 tra realtà e fantasia, quando a Romagnolo c'erano gli stabilimenti balneari...
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon Prime, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online.
Disponibile presso La Feltrinelli libri e musica e nelle migliori librerie. 

venerdì 10 giugno 2022

Giulia e Antonio Petrucci: Il ruolo di Ruggero Guiscardi nella famiglia era quello di consigliere... Tratto da: L'estate dei microbi. Accadde a Romagnolo

 
Il dottore Ruggero Guiscardi era un uomo metodico. Aveva accuratamente diviso la sua vita in settori separati, dei quali uno era dedicato al lavoro, un altro allo studio (si sapeva che l’Università gli avrebbe affidato al più presto un incarico), un altro al riposo, che riteneva indispensabile per mantenersi in buona salute. Aveva stabilito con esattezza anche il tempo dedicato ai pasti, e rispettava gli orari con assoluta regolarità, convinto che anche questa fosse una fondamentale norma di igiene. Ciò che lo infastidiva di più era essere costretto a rivoluzionare le sue abitudini, ad invadere con un’attività il campo di un’altra.
In estate trascorreva le sue ore di riposo seduto di fronte al mare, sulla terrazza dello Stabilimento, immerso nei suoi pensieri, ma disposto sempre a chiacchierare con chiunque ne avesse voglia. Purché non venissero a parlargli di lavoro. Se per caso qualcuno commetteva questo errore, la sua natura gentile gli impediva di essere scortese, ma non di ascoltarlo con un orecchio solo e senza il minimo interesse.
Eppure il dottor Ruggero non era un uomo antipatico, limitato dal suo stesso sistema di vita. Possedeva la simpatia tipica di chi è soddisfatto della propria esistenza, realizzandosi pienamente in essa.
Aveva vedute ampie e una mente obiettiva, la sua umanità era proverbiale.
Guglielmo conosceva perfettamente carattere e abitudini del fratello. Si rivolgeva a lui quando aveva bisogno di un giudizio sereno o di un consiglio spassionato, ma non per ottenere un’attiva collaborazione. Il ruolo di Ruggero nella famiglia era infatti quello del consigliere, ed egli lo aveva sempre svolto efficacemente, lasciando ai suoi fratelli l’azione.
Nel primo pomeriggio, andando da lui per parlargli degli ultimi avvenimenti, Guglielmo sapeva benissimo che avrebbe invaso le sue ore di studio, ma pensava che quanto aveva da dirgli fosse tanto importante da giustificare quell’invasione. E cominciò proprio dalle giustificazioni quando, introdotto dalla cognata nello studio del fratello, gli si trovò di fronte.
Ruggero sorrise in quel modo tutto suo, che comportava un completo mutamento di fisionomia, riuscendo a nascondere perfettamente il suo disappunto per l’interruzione.
– Siedi, Guglielmo, – disse con un gesto d’invito – e lascia stare i convenevoli. Che cosa è successo di talmente grave? So benissimo che non saresti qui a quest’ora, se avessi potuto farne a meno.
Guglielmo spiegò il motivo della sua visita, e vide il volto del fratello tornare lentamente alla sua espressione più severa.
– Quanto c’è di vero in questa storia? 
– Di vero? Che io sappia, nulla. Per quel che ne so, il nostro mare è pulito.
– E allora perché avrebbero inventato questa storia?
– Questo proprio non lo so. Si direbbe che qualcuno si sia messo in testa di rovinarci. Il momento è proprio quello adatto.
Ruggero fece un gesto per ammonire il fratello a non correre troppo con la fantasia e, in effetti, Guglielmo riconobbe che aveva parlato d’istinto, senza riflettere molto su quel che diceva. Ma fu proprio riflettendoci sopra che si persuase di non aver detto una cosa del tutto assurda. Ammesso che il mare fosse sanissimo, e tutta quella storia dell’inquinamento una montatura, non c’era altra logica conclusione.
Preferì, tuttavia, non controbattere e ascoltare il dottore.


Giulia e Antonio Petrucci: L'estate dei microbi. Accadde a Romagnolo. 
Pagine 268. Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia). Ordina alla mail ibuonicugini@libero.it o al whatsapp 3894697296
Disponibile su Amazon Prime, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online. 
In libreria presso: La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), Libreria La Vardera (Via N. Turrisi 15) e nelle migliori librerie.



Totò Mazzara: Chiàcchiari e pinsera.

Nell'insieme, l'opera racconta meglio di un trattato la società villafratese arcaica e la civiltà contadina che non c'è più, con i suoi miti e i suoi riti, gli usi, i costumi, le credenze, i pregiudizi, la medicina empirica, le pratiche magiche e le strategie di sopravvivenza. Chiamando le cose con il loro nome, senza metafore o eufemismi, che mal si concilierebbero con la crudezza del linguaggio contadino, Totò Mazzara illustra mirabilmente, come può fare soltanto un pittore attento ai particolari e alle sfumature cromatiche, scenette di vita vissuta, strade di campagna e del centro, polverose nella bella stagione, fangose e quasi intransitabili nella brutta. E il tracciato a serpente della ferrovia che da Villafrati portava a Palermo (soppressa il 1 febbraio 1959), feste religiose, gare di abilità come il Gioco dei Pignatelli e il Palio della Cuccagna, fughe d'amore e rituali di corteggiamento a scopo matrimoniale, gruppi di fedeli in gonnella intenti a recitare il rosario all'ombra della Santa Croce, nel quartiere Ultime Case, mentre tutt'intorno i bambini catturavano farfalle e coccinelle schivando le bastonate delle pie donne, pronte a gridare allo scandalo per il minimo alito di vento di irriverenza, o non curanza, nei riguardi delle "cose di Dio". 
Pagine 136 - Prezzo di copertina € 12,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online. 

martedì 7 giugno 2022

Giulia e Antonio Petrucci: Ma chi lo dice che il nostro mare è inquinato?! Tratto da: L'Estate dei Microbi. Accadde a Romagnolo... Romanzo

La mareggiata aveva portato via quasi tutte le strutture in legno dello Stabilimento balneare, lasciando in cambio sulla spiaggia un cumulo indescrivibile di detriti. Il mare adesso era limpido e calmo, come se, fino a poche ore prima, non avesse provocato quello sfacelo. Sembrava prendersi gioco degli uomini che, sotto il sole già caldo, si affannavano a ripulire la spiaggia, masticando imprecazioni. 
Inutilmente l’uomo grasso, arrivato correndo affannosamente sulla terrazza semismantellata dello Stabilimento, tentò di individuare dall’alto l’uomo che cercava. Sospirando, si rassegnò a scendere in spiaggia e a domandarne notizie ai bagnini. Essi non nascosero la loro sorpresa nel vederlo lì, e gli indicarono l’ingegnere Guglielmo Guiscardi più con i gesti che con le parole.
Allora finalmente lo vide. Poco più in là, a torso nudo, col corpo lucido di sudore, stava piantando nella sabbia grossi pali di legno, destinati a sostenere una nuova passerella per i tuffi. Da solo, sollevava i pali e li conficcava nei buchi precedentemente scavati, vi raccoglieva nuovamente intorno la sabbia e si assicurava, con vigorosi scrolloni, che fossero ben piantati.
Il visitatore lo fissò per qualche attimo a bocca aperta, poiché dall’alto della terrazza lo aveva scambiato per un bagnino, ma dovette riconoscere che guardandolo da vicino, col profilo aquilino e i capelli già brizzolati, lunghi sul collo, aveva indubbiamente una certa aria da intellettuale. Non capiva il motivo per cui si adattasse a fare un simile lavoro, quando c’erano a disposizione tanti bagnini. Lui, che non era ingegnere ed anzi non era affatto laureato, non si sarebbe mai sottoposto a fatiche di quel genere. Ad ogni modo, l’ansia che aveva di parlargli gli fece superare rapidamente le sue perplessità. Senza altri indugi, si avvicinò all’ingegnere tirando fuori dalla tasca della giacca un foglio di giornale nuovo, ma già tutto spiegazzato.
Prima che lui parlasse Guglielmo Guiscardi, udendo lo scricchiolìo dei suoi passi sulla sabbia, si volse verso di lui e lo riconobbe. 
– Peppino Randone! – disse in tono di finto rimprovero. – Che ci fai qui?
Era consuetudine che, amici durante l’inverno, si ritrovassero avversari a maggio, quando iniziava la stagione balneare e i loro stabilimenti, non molto distanti l’uno dall’altro, si contendevano i bagnanti della zona. 
Randone fece subito per giustificarsi e mostrare il giornale, ma l’ingegnere lo prevenne, accennando alla rovina provocata dal mare.
– Immagino che tu sia venuto per parlarmi di questo, – disse. – Guarda che disastro! Non so come siano andate le cose da te, ma io ho dovuto ordinare una copertura nuova per la terrazza. E tutto questo ciarpame... da quando il Comune ha aperto quello scarico di immondizie sulla costa, a non molti chilometri da qui, ogni tempesta ci rigetta sulla spiaggia ogni bendidio. Bisognerebbe fare qualcosa, protestare...
– Abbiamo ben altro per cui protestare... – disse Randone con un sospiro, mettendo il giornale sotto gli occhi dell’amico. – Leggi qui. Altro che disastro. Ci vogliono revocare le licenze! 
Guglielmo non abbassò neanche lo sguardo sul foglio.
– Sarà certamente un errore...
– Niente errori, purtroppo. Ho telefonato subito alla redazione del giornale e mi hanno confermato tutto. La notizia è di fonte ufficiale. Dicono che il nostro mare è inquinato e che, probabilmente, la questura procederà alla revoca delle licenze. Ma leggi tu stesso...
Guglielmo lesse e saltò su come se gli avessero rivolto un’offesa personale:
– Il nostro mare inquinato? Ma chi lo dice che il nostro mare è inquinato?! 


Giulia e Antonio Petrucci: L'estate dei microbi. Accadde a Romagnolo. 
Romanzo ambientato nella Palermo di fine anni '60. Scritto dagli autori cinquant'anni fa e pubblicato oggi con I Buoni Cugini editori, trae spunto dai fatti che diedero inizio al degrado della costa di Romagnolo, un tempo famosa per la sua bellezza e successivamente distrutta dagli abusivismi edilizi e dalle discariche. Protagonisti i fratelli Guiscardi, caratterialmente diversi ma tutti uniti in una lotta per l’onestà, per la difesa del mare e dello Stabilimento balneare in un tempo in cui tutto, istituzioni comprese, erano in mano a corruzione e mafia.
Pagine 256- Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia)
Disponibile su Amazon, Ibs, La Feltrinelli.it e tutti gli store online.
Disponibile nelle migliori librerie di Palermo