Tutti i volumi sono disponibili: dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia), su tutti gli store di vendita online e in libreria. Gli e-book sono disponibili su streetlib store e tutte le piattaforme online.

mercoledì 21 novembre 2018

Marco Gregò: Albatro 1999 - Tratto da: Nella terra del sole che sboccia. Collana Albatro Randagio

Lo posò a terra con un principio di asfissia e, sempre senza mollare la presa, lo trascinò per tutta la casa fino all’ingresso, poi aprì la porta e lo buttò fuori come un mozzicone di sigaretta. Sbatté la porta e gli gridò da dietro l’ultimatum.
 «E non tornare senza il Blackdog!»
Il ragazzino si ricompose tremante. Era così scosso che perfino le lacrime scendevano scomposte, accumulandosi negli occhi come se volessero cadere tutte insieme. 
Quella al supermercato era stata un’ora buttata via: in quel giro di compasso avrebbe potuto leggere molte pagine mentre adesso anche quello gli era stato negato.
Scese in strada, nel suo quartiere malandato a osservare il cielo grigio e si trascinò verso un nuovo supermercato ma, senza soldi e stremato, si lasciò cadere sul ciglio della strada, a pochi metri dal market.
Danilo per istinto si frugò nelle tasche. Sapeva bene che non c’erano soldi. Le sue dita toccarono un pezzo di carta. Lo tirò fuori. Era la pagina strappata di un libro, accartocciata e sfuggita alla pazzia di suo padre. Salvata dalla mano tremante nel buio di una tasca. Stese il foglietto per bene e si mise a leggere quei versi sopravvissuti:
“Il poeta è come quel principe delle nuvole
che sfida la tempesta e ride dell’arciere
ma in esilio sulla terra, fra gli scherni
con le sue ali da gigante non riesce a camminare”
Riconobbe la poesia. Era L’albatro di Baudelaire e un lampo di commozione rimise ordine nelle sue lacrime che cominciarono a scendere consapevoli.
«Perché piansgi?»
Danilo alzò subito gli occhi e vide una bambina davanti a lui, vestita molto bene, con i capelli tutti in ordine, una borsettina e le mani dietro la schiena. Si asciugò con frenesia le lacrime che più non gli ubbidivano.
«Sì, no non… non sto piangendo!» Mentì abbassando subito lo sguardo.
«Sì che stai piansgendo».
«No! Invece». Rispose senza avere il coraggio di guardarla negli occhi.
«Ti dico di sì».
«Oh ma che vuoi? Vattene! Vattene subito!»
«Come ti chiami?»
«Ti ho detto di andartene subito, ma lo vuoi capi...»
L’ultima parola gli morì in bocca guardandola negli occhi. Quella bambina, era la stessa che pocanzi gli aveva soffiato la bottiglia di rum.
«Ti serve questa?»
Prese da dietro la schiena il Blackdog e lo diede a Danilo stupito che, con molta ingenuità, lo accolse tra le mani.
«Ma come? Ma?…»
«Ti ho visto, sai? Ti ho visto come sci guardavi. Ho capito che la volevi tanto. Io abito qui di fronte, ti ho visto dal balcone e ti ho riconosciuto. Ho pensato che venivi qua per cercare quella bottiglia ma poi ti sei seduto a piansgere e allora l’ho rubata a papà, tanto lui ne ha tantissime diverse e neonche le usa. Doveva regalorla ma ne potrà prendere un’altra, oui.. Come ti chiami?»
«Io non… non so cosa dire… non so come ringraziarti..»
«Se proprio vuoi ringraziarmi, pourquoi tu non mi lesgi questo?» Disse la bambina pigliando un libro dalla borsetta.
«Vuoi che io te lo legga?»
«Oui, così magari possiamo diventare amisci, io ho tantissimi libri a casa ma papà non me li lesge mai, lavora sempre, come maman. Così ho pensato che puoi lesgermeli tu e in cambio io ti porto tutte le bottiglie che vuoi, tanto papà non se ne accorsgerà mai».
«Ma… sei sicura?»
«Certo! Dimmi come ti chiami, ora».
«Mi chiamo…» Danilo si fermò a pensare, poi proseguì. «Mi chiamo Albatro, tu?»
«Io mi chiamo Julie». Rispose tendendo il mignolino verso Danilo che rimase esitante.
«Allora? Diventiamo amisci o no, Albatrò?»
«… Amici».
E i mignoli si strinsero forgiando una catena inseparabile.
Il sole non era ancora sbocciato.



Marco Gregò: Nella terra del sole che sboccia.Collana Albatro Randagio. 
Con le illustrazioni di Vieri Sorrentino. 
Prezzo di copertina € 17,50 - Pagine 230
Disponibile presso Librerie Feltrinelli e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it


Marco Gregò: Dopo quello che hai detto... Tratto da Nella terra del sole che sboccia. Collana Albatro Randagio

Finì tutto quella sera. Eravamo andati in libreria, c’era una presentazione fantastica: David Sedaris. Si era divertita tantissimo e pure io, tuttavia non riuscivo a sopportare quel gelo tra di noi. Era insostenibile. Acquistammo entrambi una copia del libro e lo facemmo autografare. L’autore era simpaticissimo come nei suoi libri ed io non vedevo l’ora d’iniziare a leggere il suo ultimo lavoro.
La libreria era parecchio distante da casa, quindi assodammo che avremmo mangiato fuori. Julie poteva fare tardi, la mattina che la attendeva era la sua giornata libera e non aveva lezioni all’università.
Ci mettemmo a sbirciare i libri. Il negozio era molto grande, diviso in varie sezioni. Diedi un’occhiata sugli scaffali alla ricerca dei romanzi che cercavo da qualche tempo, ma anche qui la mia ricerca fece fiasco. È assurdo come l’editoria permetta che tanti capolavori vadano fuori catalogo senza muovere un muscolo per impedirlo.
Mentre io setacciavo la libreria, Julie si fermò a parlare con un tipo sulla trentina, riccioluto, con una di quelle barbe che iniziavi a prendere in antipatia per il solo fatto che qualcuno osasse portarla. Gli sorrideva, era carina e garbata con lui anche se non l’aveva mai visto prima d’ora. Con me non le accadeva ormai da mesi. Bizzarro come delle volte diventiamo estranei agli amori e amorevoli con gli estranei.
Presi un volume e glielo mostrai da lontano alle spalle del tipo ma lei mi fulminò con lo sguardo. Rimisi a posto e mi zittii.
Dopo diversi minuti la vidi scambiarsi un bigliettino con il tizio e la cosa mi fece imbestialire. Uscii furioso e mi avviai alla macchina. Era impensabile una cosa del genere. Ma lei mi notò e arrivò pochi secondi dopo.
«Che cavolo stai fascendo?» Mi domandò salendo in auto.
«Niente, sai com’è, vedo la mia ragazza scambiarsi bigliettini amorosi con un perfetto sconosciuto». Misi in moto e mi avviai.
«Dio mio, Albatrò! Ma disci sul serio? Stavo solo cercando di essere sgentile, era tanto carino, non abbiamo fatto nulla. Guarda, lo butto!» Aprì il finestrino e lo gettò via.
«Sì? Beh anche le cassiere dei megastore sono molto gentili ma non scambio numeri di telefono con nessuno! E comunque è una questione di principio, non si tratta solo di uno stupido bigliettino».
«…Io... io non ti riconosco più... è incredibile come sei diventato».
«Come sono diventato? Ma che stai dicendo? Ma ti sei vista? Chi ti credi di essere per trattarmi così? Va’! Va’ a scopartelo visto che ti piace tanto! Mi fai schifo Julie!»
Il silenzio intorno a noi ricoprì tutto come lenzuola gelate.
«…Albatrò... dopo quello che hai detto..»
«Cosa?»
«…io... non voglio sapere più nulla di te».
«E neanche io!»
Il sole era un orologio che non funzionava più.


Marco Gregò: Nella terra del sole che sboccia. Collana Albatro Randagio. 
Con le illustrazioni di Vieri Sorrentino. 
Prezzo di copertina € 17,50 - Pagine 230
Disponibile presso Librerie Feltrinelli e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it

venerdì 16 novembre 2018

Gaspare Morfino: L'arresto. Tratto da: Dopo il 4 aprile. Romanzo storico siciliano

La serva andò a rapportare a Carlo, come un galantuomo assieme ad altre quattro persone del volgo voleva parlargli e non aveva voluto dire il suo nome.
Intanto l’uomo vestito di nero che non era altri che un agente di polizia era entrato arrogantemente seguito da’ suoi cagnotti e si stava col cappello in testa come se fosse in casa propria.
Carlo insospettito di questa visita misteriosa aveva guardato delle fessure della portiera gli uomini che volevano parlarlo, e facilmente ravvisò in essi de’ poliziotti. Ordinò alla serva che andasse a dire a coloro, che avesser la pazienza di aspettare un momento che sarebbe venuto. Poscia entrò nel suo gabinetto e scrisse rapidamente ed in men che si dice queste due lettere:
Caro signore
In punto vengo arrestato e tradotto in carcere. Avvisi di ciò il comitato, e dica che stasera per conseguenza non posso venire all’appuntamento.
C. Darena.
Al sig. G. Marinelli.
Ecco l’altra lettera:
Mia diletta
“l tuo presentimento si è avverato...
Mentre che ti scrivo gli sbirri aspettano nella mia anticamera per condurmi in arresto. Non temere vicino o lontano il mio pensiero volerà sempre a te, e poi ti assicuro che la mia prigionia non sarà lunga.
Carlo.

Alla contessina Pieri – Piazza Marina.
Scritte queste due lettere le consegnò alla serva per portarle ai rispettivi indirizzi; poscia entrò nella stanza dove aspettavano gli uomini di Maniscalco.
- Il signore ha da comandarmi? – domandò all’Ispettore.
- Son venuto per notificarvi – rispose questi – che per ordine dell’illustrissimo signor Prefetto siete in arresto. Vi piaccia quindi di seguirmi.
- Ah Dio mio – interruppero nello stesso tempo due voci di donna.
Erano la sorella e la madre di Carlo che avevano sentita di dietro la portiera la risposta dell’ispettore e che si precipitarono nelle stanze per stringere nelle loro braccia Carlo quasi per contenderlo agli sgherri.
- Niente niente mia care non vi affliggete. Naturalmente la polizia prende uno sbaglio o pure sarà una calunnia, ma intanto siccome in casa mia nè piove nè vi batte il sole, così il sig. Ispettore sarà cortese di levarsi il cappello.
- Eh per bacco il cappello, e se non me lo volessi levare?
- Ve lo farei levare io...
- Sfido io...
Carlo non sopportava mai simili insolenze, sicchè senza rispondere lasciò andare un gran pugno sul cappello a cilindro dell’ispettore che andò a cadere ammaccato all’altro lato della stanza.
L’ispettore divenne smorto per la rabbia mentre non si aspettava tanta audacia. Due birri con un moto simultaneo si avvicinarono a Carlo e gli afferrarono le braccia.
- Spero sig. Ispettore – disse Carlo svincolandosi da’ poliziotti – che non per questo resteremo nemici. Vi ho data una piccola lezioncina di Galateo e nulla più.
- Signore – disse l’agente di Maniscalco, raccogliendo il suo cappello – aggiungerò nel mio verbale l’insulto fattomi, intanto vi ordino di seguirmi immediatamente alla Prefettura.
- È giusto signor poliziotto, ma mi pare che il verbale per legge si deve fare sul luogo.
- Ciò non vi riguarda – rispose l’Ispettore. Carlo alzò le spalle con disprezzo, poscia stringendo ancora una volta al suo seno la madre e la sorella loro disse:
- Cessate di piangere mie care, vedete pure che io sono tranquillo, il che vuol dire che il pericolo poi non è tanto grave, come si crede, anzi sentite io vi giuro sul mio onore che la mia prigionia non sarà lunga. – A queste parole l’agente di Maniscalco sorrise sardonicamente quasi che avesse voluto dire: Questo pazzo sogna di esser messo in libertà. La madre e la sorella seguitavano a piangere silenziose senza dir parola.
Carlo sentiva intenerirsi immensamente sicchè fatto uno sforzo si svincolò dalle braccia della sua famiglia e dicendo – A rivederci – prese il braccio dell’Ispettore e discese rapidamente le scale. 

Salì in carrozza assieme a tre birri. L’Ispettore montò l’ultimo e disse al cocchiere:
- Alla Prefettura.
La carrozza si mosse seguìta dagli sguardi curiosi de’ vicini che si erano tutti affacciati al balcone per veder sortire Carlo.
I vicini sono una vera peste….


Collana Gli Introvabili - Prezzo di copertina € 12,00
Gaspare Morfino: Dopo il 4 aprile. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1860. 
Nella versione originale pubblicata dalle Officine tipografiche Priulla nel 1864. 
Con la prefazione del dott. Rosario Atria, dottore di Ricerca dell'Università di Palermo. 
Nella foto: l'ispettore Maniscalco

Gaspare Morfino: La vita delle donne nel 1860. Tratto da: Dopo il 4 aprile

Giorgio congedatosi dall’amico tirò dritto per la via Macqueda. Giunto alla Piazza di S. Gaetano entrò nella botteguccia di un fioraio ch’era incaricato di fargli trovare tutte le sere un mazzo di fiori, e prese un bel bouquet.
Abbiamo detto di un fioraio e non di una fioraia, perché in Palermo, invece delle donne sono gli uomini che vendono fiori. Questa è una delle tanto strane anomalie della nostra città dove la donna è condannata a star chiusa fra quattro mura, non potendo essa esercitare nessun mestiere che la metta in relazione col pubblico per lo stranissimo pregiudizio che ciò è contro la decenza. In Palermo l’articolo decenza è assai climaterico. Verbigrazia una donna giovane non può uscir sola di casa e liberamente fare i fatti suoi perché allora tutti i passeggieri si fermano e la segnano a dito, e cominciano a dir sul di lei conto certe parole ambigue, e tuttociò perché quella giovane ha commesso il grave delitto di uscir sola.
Ma torniamo a Giorgio il quale seguitando a camminare in beve svoltò per la via Divisi nella quale strada abitava la sua diva.
Giunto sotto i di lei balconi si fermò.
Potevano essere le dieci della sera, ed in quei tempi eccezionali di sommosse e di rivoluzioni a quell’ora non camminava anima viva per le strade.
Giorgio adunque si fermò, e dopo essersi assicurato che non passava nessuno lanciò il suo mazzo di fiori che andò a urtare al solito contro le vetriate del balcone della sua Emilia.
Avea più di un mese e mezzo che il povero Giorgio faceva questa vita, sicchè era il quarantesimoquinto bouquet che lanciava.
Dopo di aver compita questa operazione Giorgio si appoggiò al vano di una porta cogli occhi fissi sulle vetriate per vedere se mai si schiudessero e se qualche mano venisse a cogliere quei fiori... 


Collana Gli Introvabili 
Gaspare Morfino: Dopo il 4 aprile. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1860. Nella versione originale pubblicata dalle officine ripografiche Priulla nel 1864. 
Con la prefazione del dott. Rosario Atria, dottore di Ricerca dell'Università di Palermo. 
Prezzo di copertina € 12,00

Gaspare Morfino: Dopo il 4 aprile. Dalla prefazione di Rosario Atria

Un aspetto, come s’è visto, che fortemente caratterizza il racconto di Morfino, curiosamente censito come racconto estemporaneo all’interno della Bibliografia siciliana che Giuseppe Maria Mira diede alle stampe tra il 1875 e il 1881: dicitura inesatta, che tuttavia rende bene l’idea di un’elaborazione contestuale al dispiegarsi degli eventi narrati. Eventi certamente notevoli, come d’indubbio rilievo è, nel quadro della storia risorgimentale isolana (e particolarmente della città di Palermo), la data del 4 aprile 1860, giorno dell’insurrezione antiborbonica che prese le mosse dal convento della Gancia.
La portata storica del testo di Morfino è dunque fuor di dubbio. E, a prescindere dal giudizio che si intenda accordare all’opera letteraria, innegabile è il suo valore documentale.
Quanto alla struttura narrativa, l’autore intreccia, fino alle soglie del penultimo capitolo, le vicende sentimentali di due amici, Carlo Darena e Giorgio De Alberti, secondo le regole convenzionali del romanzo sentimentale: passioni ostacolate da terzi o non approvate dalle famiglie. Non mancano caratteri, situazioni e ambienti tipici della letteratura d’appendice: basti dire della figura del persecutore (un moderno oppressore, singolarmente interpretato da Marconi, il commissario di polizia); o rinviare agli agguati e ai rapimenti, dei quali proprio colui che dovrebbe essere garante della legge è invece il mandante; o, ancora, considerare le scene da osteria, che vedono coinvolti personaggi appartenenti agli ambienti malavitosi, i quali – in cambio di favori – ottengono protezione dagli organi di polizia.
Un’occhiata, pur rapida, ai titoli dei vari capitoli permette di cogliere la disposizione interna imposta da Morfino, giocata su due poli in tensione dialettica, finzione e storia: così, nei capitoli iniziali e centrali (Due amici, Sotto il balcone, Carlo, L’uomo della via Divisi, Emilia, Rosina, Marconi, L’arresto, La Prefettura, L’agguato), si evidenzia la progressiva introduzione in fabula dei caratteri, con avviluppamento delle tessere del romanzesco; di contro, nei capitoli finali (Un po’ di politica, Il 27 maggio), da un lato fanno capolino digressioni di argomento storico, dall’altro si assiste al coinvolgimento dei personaggi d’invenzione all’interno degli eventi che portarono alla presa di Palermo da parte delle camicie rosse guidate da Garibaldi, l’eroe liberatore, che pure fa la sua apparizione nel racconto.
Era una bellissima sera del mese di aprile 1860 una di quelle sere tiepide e profumate che solo si osservano sotto il purissimo cielo di Palermo.
Nell’incipit, Morfino chiarisce le coordinate temporali della narrazione (esplicitando, ad uso dei lettori più sprovveduti, che la vicenda ha luogo nel Sessanta) e fornisce anche le coordinate spaziali entro cui si svolge l’azione, che si innesta nel tessuto urbano della città di Palermo, di cui con dovizia si riportano i nomi delle strade, delle piazze, delle porte, dei giardini, dei palazzi.
Si palesa, sin da queste prime battute, la sensazione che Morfino si rivolga ad un pubblico che ha una certa familiarità con quei luoghi e quei percorsi, sensazione che viene confermata poco dopo, in un passo in cui la condizione lavorativa delle donne è definita «una delle tanto strane anomalie della nostra città», per divenir certezza quasi sul finire del racconto: quando, a proposito della situazione politica di Palermo nella primavera del ’60, l’autore afferma che «il lettore la conosce meglio di ogni altro, perché ne fu testimonio oculare». Allo stesso modo, qualche pagina più in là, disponendosi a raccontare gli avvenimenti relativi alla liberazione della città, Morfino afferma:
Non descriverò minutamente al lettore tutta la giornata del 27 maggio perchè naturalmente ne fu testimonio oculare e se non lo fu ne avrà letta la descrizione in qualche storia contemporanea.

Gaspare Morfino: Dopo il 4 aprile. Romanzo storico siciliano, ambientato nella Palermo del 1860. 
Nella versione originale pubblicata in Palermo presso le Officine Tipografiche Priulla nel 1864. Prefazione di. Rosario Atria. (Dottore di ricerca dell’Università di Palermo, italianista, è autore di studi sulla poesia del Due-Trecento, sulla narrativa storico-popolare dell’Ottocento, sulla lirica leopardiana, sulla narrativa del secondo Novecento. Si interessa anche di storia e letteratura archeologica di Sicilia). 
Prezzo di copertina € 12,00 - Copertina di Niccolò Pizzorno 

mercoledì 10 ottobre 2018

Dal racconto Off di Luana Troncanetti vincitrice del concorso Delitti al Thriller Café

Claudio prova a sollevare la testa dal petto, non ci riesce. Crocifisso al muro per le braccia, le catene gli lasciano pochi centimetri di movimento. Il terrore del buio è la sua unica compagnia nella notte. Di giorno, il chiarore filtra da un lucernaio. Una fessura concede poca aria, si trascina dietro il profumo del rincospermo. Nauseante, la casa ne è circondata.
Tira su col naso, il moccio si mescola al sangue rappreso. Lo ammorbidisce, il gusto ferroso passa dalle narici dritto in gola. Il bruciore fra le gambe è insopportabile, urina e feci gli mangiano la pelle.
Apre un varco fra le ciglia, scopre il vuoto sul pollice della mano destra. L’argento del suo anello è scomparso, quella mente malata deve averglielo sfilato mentre era svenuto. Maledetto il giorno in cui le ho messo gli occhi addosso! - pensa - Neppure una scopata ci ho guadagnato. Avrei dovuto piegarla a novanta gradi, altro che farle il baciamano. 
Scoppia a piangere, Claudio. Un topo beve le sue lacrime.


«Vai da sola, tesoro. Stasera no. Proprio non ho voglia.»
Troppe voglie erano assenti in suo marito, da tanto di quel tempo che aveva ormai smarrito il conto. Non poteva biasimarlo: di mescolarsi alle solite facce, quella sera, non aveva alcun desiderio neppure lei. Gli scambi di convenevoli, gli ipocriti “Ma non ti passa un giorno che sia uno!”, le coltellate alle spalle subito virate in un “Ma che piacere vederti!”, quando l’assente di turno sbucava dalla folla di schiene tutte uguali. I drink sofisticati senza sapore, il food finger che non colma pancia o solitudine, le paillette sui miniabiti per vestire di luce il nulla, i braccialetti da teenager al polso di chi non si rassegnava ad avere troppi anni per...
Locuzione caustica. Incompleta, eppure a Miriam diceva tutto da un bel po’. Troppi anni per portare i capelli lunghi. Troppi anni per indossare i jeans, i top sbracciati. Troppi per ridere di gola, per bagnarsi in mare a mezzanotte, troppi per i brividi sulla pelle, troppi per sognare. Troppi.
I cinquant’anni di Miriam, invece, ridevano forte e portavano i capelli oltre le spalle. Ondulati, aveva iniziato a farli ricrescere dopo secoli di nuca rasata. I jeans le stavano d’incanto come i top: punto vita e seni reggevano ancora il confronto con le trentenni. Quell’ancora, a volte, la uccideva. Era lo spartiacque fra la gioventù e il baratro della vecchiaia. Restava in bilico, indecisa se incollarsi al ciglio del burrone o trovare il coraggio di saltare giù...



AA.VV: Delitti al Thriller Café: l'antologia dei racconti premiati e segnalati del 1° premio letterario organizzato da Giuseppe Pastore, anima di Thrillercafè. Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno e Nicola Ballarini. 
Prefazione di Romano De Marco
Prezzo di copertina € 20,00 - Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 20% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Nella foto disegno di Niccolò Pizzorno

Dal racconto "La brezza del mare" di Piergiorgio Pulixi - Tratto da: Delitti al Thriller Café

L’Alfa Romeo 75 Turbo rossa inchiodò davanti al Blue Belle. Tre degli uomini a bordo si calarono i passamontagna e scesero imbracciando i fucili a pompa Remington. L’autista rimase al volante, il motore acceso, gli occhi guizzanti in cerca di volanti o auto di altre bande. Posata sulle gambe, una mitraglietta Skorpion che ballava al ritmo delle ginocchia tremanti. La fronte sudata per la tensione e la corsa sfrenata attraverso la città. Paura di essere arrivati troppo tardi. Terrore delle conseguenze. Consapevolezza che gli sbirri sarebbero giunti presto sul posto. Ansia totale.
Alla vista degli uomini armati, la folla di curiosi che si era assiepata davanti al night si disperse con urla di paura. Una delle ragazze crollò a terra. Gli altri la calpestarono nella fuga.
«Prendi tempo» ordinò Dominique Costa a René Nigro, indicando la giovane.
Nigro afferrò la ragazza per la coda di capelli castani e la tirò in piedi di peso. Le puntò la canna del fucile sotto il mento, tirandole la testa all’indietro.
«Rimani qui. Noi entriamo» disse Costa.
Nigro annuì, tenendo in ostaggio la donna e gridando ai curiosi di allontanarsi.
Il marciapiede brillava dei riflessi elettrici dei frammenti della vetrina sfondata. Prima di entrare nel locale, Dominique e Pascal Mariani scorsero il sangue che impregnava l’ingresso.
Era troppo tardi.
Contarono sei cadaveri. I corpi squarciati da proiettili di grosso calibro. Le luci stroboscopiche rendevano quello spettacolo di morte ancora più spettrale. Sangue dappertutto. Sedie e tavoli rivoltati. Bossoli per terra. Dovevano aver sparato ad altezza d’uomo, dedusse Dominique osservando i buchi alle pareti.
Con le armi puntate innanzi a loro, Costa e Mariani corsero verso la pista da ballo, imbattendosi in un altro corpo.
Sette. Una donna. Bionda.
“Ti prego, dimmi che non è lei” pensò Dominique.
Lei, la persona per cui erano stati chiamati.
Lei, l’unica sua ragione di vita.
I capelli erano impiastricciati di sangue. Un colpo alla nuca. Un’esecuzione. Cadendo a terra, la minigonna le si era sollevata. Costa non poté fare a meno di notare le mutandine di pizzo viola.
“Sta’ calmo” si disse. “Potrebbe non essere lei”.
«Voltala» ordinò a Mariani.
Pascal posò il fucile a terra. Afferrò il cadavere della ragazza per le braccia e la girò.
Lei, Giulia Buscemi, bellissima anche nella pornografia della morte.
La posò a terra con la massima delicatezza. Gli occhi già lucidi. Scariche elettriche che parevano sconquassargli le viscere. Ciò che avevano temuto più di ogni altra cosa si era concretizzato innanzi a loro.
Pascal trasse un respiro profondo, poi biascicò: «Portiamola via da qui». 




AA.VV: Delitti al Thriller Café. L'antologia dei racconti premiati e segnalati del 1° premio letterario organizzato da Giuseppe Pastore, anima di Thrillercafè. Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno e Nicola Ballarini.
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 20% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it

Max Deliso: Ho trovato lavoro come pornostar... Breve storia di Rosita e Kaplan.

Ho trovato lavoro come pornostar. Non è stato così difficile, tra l’altro ero anche raccomandato.
L’iter da seguire è semplice, basta presentarsi all’ufficio interinale Men Hard At Work, vicino a via Vittorio Veneto, in centro, entrare, chiedere della signora Amelia, una cinquantenne ex-groupie con le tette rifatte, esibire carta d’identità, codice fiscale, l’ultimo valore delle transaminasi e calarsi i jeans a vita bassa evidenziando il pacco. Preso.
Mi sono messo a piangere, perché lo stipendio è di sessantacinque euro a botta, tasse incluse, anche se devi garantire due performances al giorno per tre settimane al mese.
I pasti sono compresi.
Abbiamo avuto una piccola discussione sul nome d’arte, lei insisteva per Phil Gremese the White Stallion, a me, invece, sarebbe piaciuto, più semplicemente, The Armageddon. Alla fine la cosa è passata in secondo piano, perchè il lavoro del debuttante è diverso da quello dell’attore vero e proprio. Infatti, all’inizio, il tuo ruolo è di contro-pene del protagonista, nel senso che fai tutto il lavoro sporco, quello di spinta, per intenderci, poi arriva, che ne so, Jack Tracy, star della serata, che concede al pubblico l’atto finale e viene inquadrato in faccia nell’istante del rilascio. Solo in un secondo momento, dopo tre anni di corsi tantra intensivi pagati dalla dirigenza della Men Hard At Work, si può aspirare a qualche ruolo da leader in amene produzioni ungheresi a basso costo.
L’allenamento quotidiano della pornostar consiste nell’ascolto ininterrotto di Gimme Shelter degli Stones con mossa pelvica alla Elvis e passo del gallo, la risoluzione di alcuni rebus della settimana enigmistica per aiutare la concentrazione, aerosol alla patta smutandata per donare elasticità e per evitare ulteriori inestetismi. Tra l'altro, esibendo impegnativa a firma del medico di base, era possibile usufruire anche di piscina termale a tre diverse temperature, corso di Social Sex in teleconferenza tenuto dal dottor Furio Jonas Zambelli e agopuntura perianale ungro-finnico facoltativo presso il centro di chiaroveggenza bucolica di Grado Pineta. Una faticaccia.

Max Deliso: Breve storia di Rosita e Kaplan
Pagine 146 - Prezzo di copertina € 14,00
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 

martedì 11 settembre 2018

Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato. Parla l'autore.


"Questo lavoro fu meditato e scritto durante i lunghissimi e tristissimi giorni della mia prigionia. Ho svisata in menoma parte la storia, solo quando convenienze di nomi o di luoghi non permettevano dire la verità, del resto tradita mai, perché tratta da cronache e da libri, che a mercè della squisitezza del toscano signor Ottavio Veanuri, direttore di quel locale, mi pervenivano. Colgo questa occasione, ricordando nome a me sì caro ed anco a quanti più eletti del paese son capitali lì dentro, per testimoniare la mia gratitudine e la mia più sentita amicizia. Tornando al mio lavoro, perdoni il lettore, questa mia giusta digressione, lo presentai al pubblico sulle scene; ma con cuore chiuso, come suol dirsi, senza coscienza sicura, anzi colla fiducia che dovea destare nell’uditorio la stessa noia ed agonia del carcere. Il pubblico però fu più indulgente di me, ed anco il giornalismo più del pubblico, il primo chiamandomi all’onore del proscenio, il secondo dando un esame critico molto giudizioso e per me lusinghiero assai. Ecco perché lo pubblico il primo nel mio Teatro, speranzoso, che se il lettore troverà dei difetti, mi sarà indulgente per il lavoro, ma la idea che ho svolto, temi tutti nazionali, ai quali sin dal 1852 mi affacciai io pel primo; e se il caro nome della Sicilia, fastoso e sublime risuona dondunque nella storia, nelle scienze, nelle lettere, non si vedrà a mala parte, che un suo povero figlio ne facci anco onorato ricordo su pei teatri, che fan bella parte dell’istruzione popolare".  





L’Autore.
 
Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.
Nella versione originale pubblicata nel 1864 dall'Officio Tipografico Clamis e Roberti.
Pagine 124 - Prezzo di copertina € 13,50
Copertina di Niccolò Pizzorno
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.

Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.

I Beati Paoli trovano nell'omonimo capolavoro di Luigi Natoli la sublimazione letteraria in un romanzo di carattere storico popolare che tutt'ora rappresenta l'eccellenza nel suo genere. Prima del grande narratore palermitano, della setta segreta dei Beati Paoli scrissero storici, letterati e anche poeti. Fra i testi di riferimento per gli studiosi del "fenomeno" vi è I Beati Paoli o la famiglia del giustiziato, dramma in cinque atti dell'avvocato Benedetto Naselli, rappresentato per la prima volta la sera del 21 dicembre 1863 a Palermo, nel Real Teatro di Santa Cecilia. L'opera, sempre citata e del tutto introvabile, rivive oggi in questa fedele edizione per la collana "Gli introvabili".
Andrea Valenti è accusato dell'omicidio del pittore Vito. Tutto il popolo lo crede innocente. I suoi ultimi momenti, prima di salire al patibolo sono esaltanti e angosciosi, e dice tali cose che la sola innocenza può far dire fra gli spasmi e le aberrazioni di un supplizio: Ah! signore eccellentissimo, voi fra mezzo agli agi di una corte opulenta che vi circonda, armoniche le vostre orecchie ai suoni dei canti e delle danze, fresca la vostra mente ai bei progetti dell’animo vostro, perché io il so Eccellenza, voi siete buono, non sentite il rantolo degli agonizzanti, lo scricchiolare delle ossa in corpi viventi, il crepitare del fuoco sulle nude carni... voi non sapete cosa importa la tortura! Forza umana non vale a sofferirne il tormento... la ragione si perde Eccellenza... si perde in un caos di spasimi e di dolori... si vola in uno spazio interminabile di idee astratte... l’unica forma è lo strazio, la sola speranza, la reità.... E mio marito soffrì tutto questo e si mostrò forte per ben due tentativi... ma al terzo confessò Eccellenza... sì confessò... eppure era innocente.
Maria, la sua giovane moglie, è povera, cieca ed ha due figli piccoli da mantenere. Le hanno ucciso il marito, fonte di sostentamento della famiglia, e non solo, glielo hanno pure infamato, incolpandolo di un delitto che non ha commesso. Ora vuole essere riabilitata e chiede giustizia per sé, i suoi figli e il giovane marito morto. Chiede a tutti ma...
Ma chi ci garantisce poi che noi facciamo del bene, e i castighi che noi apprestiamo siano consentanei ai delitti, e se questi poi davvero vengono commessi da quei tali su cui noi esercitiamo il nostro ministero? ricordati che il Vangelo ebbe i suoi derisori ed i suoi apostati, che le pene furono fulminate da Dio per gli angeli ribelli, e che fra gli apostoli si contò anco un Giuda....
..ma tu anima di fango... redivivo Giuda.... anzi più di Giuda infame, perché questi vendé Cristo per 30 denari e tu venderesti 30 Cristi per un denaro solo!
 
 
 
Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.
Nella versione originale pubblicata nel 1864 dall'Officio Tipografico Clamis e Roberti.
Pagine 124 - Prezzo di copertina € 13,50
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.

martedì 4 settembre 2018

Giuseppe Ernesto Nuccio: Picciotti e Garibaldini. Romanzo storico siciliano sulla rivoluzione del 1859-60

Pagine 511 - Prezzo di copertina € 22,00
Impreziosito dalle illustrazioni dell'epoca di Alberto della Valle (1917). Copertina di Niccolò Pizzorno. Nella versione originale pubblicata dalla casa editrice Bemporad nel 1919. 
Il romanzo Picciotti e Garibaldini di Giuseppe Ernesto Nuccio apparve in volume nel 1919, per i tipi della casa editrice fiorentina Bemporad & figlio: a distanza di quasi un secolo, quella versione, riccamente illustrata da Alberto della Valle, torna a rivivere grazie a I Buoni Cugini editori. Inizialmente diffuso a puntate sul "Giornalino della Domenica" nella ricorrenza del cinquantenario della spedizione dei Mille, il lavoro di Nuccio intendeva veicolare la conoscenza, per via narrativa, di snodi significativi del nostro Risorgimento, magnificandone l'anima democratica e inserendosi all'interno di un preciso programma di formazione del carattere nazionale orientato verso un pubblico di giovanissimi lettori, figli della buona borghesia italiana, destinati a costituire la futura classe dirigente del Paese. 
Protagonisti del romanzo sono Pispisedda, un bambino di undici anni,  e altri picciotti di Sicilia, le cui vicende narrative si intrecciano con quelle di eroi e martiri come Francesco Riso, Rosolino Pilo, i fratelli Campo, i fratelli De Benedetto e numerosi altri che vollero l'Isola libera dal Borbone e Italiana. C'è poi la Palermo ottocentesca, con il suo tessuto urbano nitidamente restituito: per le sue strade, le piazze, i giardini si dipana un'azione romanzesca avvincente e ricca di pathos. Il popolo palermitano, che già nel Quarantotto s'era levato contro il tiranno, torna a combattere per conquistare la libertà, e sull'esempio delle camicie rosse guidate da Garibaldi, l'eroe che la leggenda popolare vuole discendente (e perfino fratello) di Santa Rosalia, abbraccia e fa propria la causa unitaria.

Dalla prefazione di Rosario Atria

(Dottore di ricerca dell'Università di Palermo)

giovedì 30 agosto 2018

Max Deliso: Breve storia di Rosita e Kaplan

Dopo Marco Gregò con "Nella terra del sole che sboccia" e Ivan Ficano con "Cosa vuoi sentirmi dire" si aggiunge alla collana Albatro Randagio la "Breve storia di Rosita e Kaplan" di Max Deliso. Una storia divertente e travagliata che racconta brevi attimi di sofferenza alternati a rari momenti di felicità, un percorso dignitoso che scorre tra follia e disoccupazione, tra avventati sogni di gloria e vivaci momenti di quotidianità borderline. 
Kaplan fa la controfigura nei film porno, Rosita la pusher nelle case di riposo, si innamorano al primo sguardo e decidono di pianificare la loro vita assieme, continuando a svolgere le loro attività grottesche in maniera pacatamente seria circondati da personaggi inquietanti e pittoreschi.

Copertina di Luca Mannino 

Pagine 146 - Prezzo di copertina € 14,00 - Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Per acquistare: 
http://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti_i_buoni_cugini_editori/deliso-max-breve-storia-di-rosita-e-kaplan.html