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mercoledì 10 ottobre 2018

Dal racconto Off di Luana Troncanetti vincitrice del concorso Delitti al Thriller Café

Claudio prova a sollevare la testa dal petto, non ci riesce. Crocifisso al muro per le braccia, le catene gli lasciano pochi centimetri di movimento. Il terrore del buio è la sua unica compagnia nella notte. Di giorno, il chiarore filtra da un lucernaio. Una fessura concede poca aria, si trascina dietro il profumo del rincospermo. Nauseante, la casa ne è circondata.
Tira su col naso, il moccio si mescola al sangue rappreso. Lo ammorbidisce, il gusto ferroso passa dalle narici dritto in gola. Il bruciore fra le gambe è insopportabile, urina e feci gli mangiano la pelle.
Apre un varco fra le ciglia, scopre il vuoto sul pollice della mano destra. L’argento del suo anello è scomparso, quella mente malata deve averglielo sfilato mentre era svenuto. Maledetto il giorno in cui le ho messo gli occhi addosso! - pensa - Neppure una scopata ci ho guadagnato. Avrei dovuto piegarla a novanta gradi, altro che farle il baciamano. 
Scoppia a piangere, Claudio. Un topo beve le sue lacrime.


«Vai da sola, tesoro. Stasera no. Proprio non ho voglia.»
Troppe voglie erano assenti in suo marito, da tanto di quel tempo che aveva ormai smarrito il conto. Non poteva biasimarlo: di mescolarsi alle solite facce, quella sera, non aveva alcun desiderio neppure lei. Gli scambi di convenevoli, gli ipocriti “Ma non ti passa un giorno che sia uno!”, le coltellate alle spalle subito virate in un “Ma che piacere vederti!”, quando l’assente di turno sbucava dalla folla di schiene tutte uguali. I drink sofisticati senza sapore, il food finger che non colma pancia o solitudine, le paillette sui miniabiti per vestire di luce il nulla, i braccialetti da teenager al polso di chi non si rassegnava ad avere troppi anni per...
Locuzione caustica. Incompleta, eppure a Miriam diceva tutto da un bel po’. Troppi anni per portare i capelli lunghi. Troppi anni per indossare i jeans, i top sbracciati. Troppi per ridere di gola, per bagnarsi in mare a mezzanotte, troppi per i brividi sulla pelle, troppi per sognare. Troppi.
I cinquant’anni di Miriam, invece, ridevano forte e portavano i capelli oltre le spalle. Ondulati, aveva iniziato a farli ricrescere dopo secoli di nuca rasata. I jeans le stavano d’incanto come i top: punto vita e seni reggevano ancora il confronto con le trentenni. Quell’ancora, a volte, la uccideva. Era lo spartiacque fra la gioventù e il baratro della vecchiaia. Restava in bilico, indecisa se incollarsi al ciglio del burrone o trovare il coraggio di saltare giù...



AA.VV: Delitti al Thriller Café: l'antologia dei racconti premiati e segnalati del 1° premio letterario organizzato da Giuseppe Pastore, anima di Thrillercafè. Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno e Nicola Ballarini. 
Prefazione di Romano De Marco
Prezzo di copertina € 20,00 - Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 20% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Nella foto disegno di Niccolò Pizzorno

Dal racconto "La brezza del mare" di Piergiorgio Pulixi - Tratto da: Delitti al Thriller Café

L’Alfa Romeo 75 Turbo rossa inchiodò davanti al Blue Belle. Tre degli uomini a bordo si calarono i passamontagna e scesero imbracciando i fucili a pompa Remington. L’autista rimase al volante, il motore acceso, gli occhi guizzanti in cerca di volanti o auto di altre bande. Posata sulle gambe, una mitraglietta Skorpion che ballava al ritmo delle ginocchia tremanti. La fronte sudata per la tensione e la corsa sfrenata attraverso la città. Paura di essere arrivati troppo tardi. Terrore delle conseguenze. Consapevolezza che gli sbirri sarebbero giunti presto sul posto. Ansia totale.
Alla vista degli uomini armati, la folla di curiosi che si era assiepata davanti al night si disperse con urla di paura. Una delle ragazze crollò a terra. Gli altri la calpestarono nella fuga.
«Prendi tempo» ordinò Dominique Costa a René Nigro, indicando la giovane.
Nigro afferrò la ragazza per la coda di capelli castani e la tirò in piedi di peso. Le puntò la canna del fucile sotto il mento, tirandole la testa all’indietro.
«Rimani qui. Noi entriamo» disse Costa.
Nigro annuì, tenendo in ostaggio la donna e gridando ai curiosi di allontanarsi.
Il marciapiede brillava dei riflessi elettrici dei frammenti della vetrina sfondata. Prima di entrare nel locale, Dominique e Pascal Mariani scorsero il sangue che impregnava l’ingresso.
Era troppo tardi.
Contarono sei cadaveri. I corpi squarciati da proiettili di grosso calibro. Le luci stroboscopiche rendevano quello spettacolo di morte ancora più spettrale. Sangue dappertutto. Sedie e tavoli rivoltati. Bossoli per terra. Dovevano aver sparato ad altezza d’uomo, dedusse Dominique osservando i buchi alle pareti.
Con le armi puntate innanzi a loro, Costa e Mariani corsero verso la pista da ballo, imbattendosi in un altro corpo.
Sette. Una donna. Bionda.
“Ti prego, dimmi che non è lei” pensò Dominique.
Lei, la persona per cui erano stati chiamati.
Lei, l’unica sua ragione di vita.
I capelli erano impiastricciati di sangue. Un colpo alla nuca. Un’esecuzione. Cadendo a terra, la minigonna le si era sollevata. Costa non poté fare a meno di notare le mutandine di pizzo viola.
“Sta’ calmo” si disse. “Potrebbe non essere lei”.
«Voltala» ordinò a Mariani.
Pascal posò il fucile a terra. Afferrò il cadavere della ragazza per le braccia e la girò.
Lei, Giulia Buscemi, bellissima anche nella pornografia della morte.
La posò a terra con la massima delicatezza. Gli occhi già lucidi. Scariche elettriche che parevano sconquassargli le viscere. Ciò che avevano temuto più di ogni altra cosa si era concretizzato innanzi a loro.
Pascal trasse un respiro profondo, poi biascicò: «Portiamola via da qui». 




AA.VV: Delitti al Thriller Café. L'antologia dei racconti premiati e segnalati del 1° premio letterario organizzato da Giuseppe Pastore, anima di Thrillercafè. Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno e Nicola Ballarini.
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
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Max Deliso: Ho trovato lavoro come pornostar... Breve storia di Rosita e Kaplan.

Ho trovato lavoro come pornostar. Non è stato così difficile, tra l’altro ero anche raccomandato.
L’iter da seguire è semplice, basta presentarsi all’ufficio interinale Men Hard At Work, vicino a via Vittorio Veneto, in centro, entrare, chiedere della signora Amelia, una cinquantenne ex-groupie con le tette rifatte, esibire carta d’identità, codice fiscale, l’ultimo valore delle transaminasi e calarsi i jeans a vita bassa evidenziando il pacco. Preso.
Mi sono messo a piangere, perché lo stipendio è di sessantacinque euro a botta, tasse incluse, anche se devi garantire due performances al giorno per tre settimane al mese.
I pasti sono compresi.
Abbiamo avuto una piccola discussione sul nome d’arte, lei insisteva per Phil Gremese the White Stallion, a me, invece, sarebbe piaciuto, più semplicemente, The Armageddon. Alla fine la cosa è passata in secondo piano, perchè il lavoro del debuttante è diverso da quello dell’attore vero e proprio. Infatti, all’inizio, il tuo ruolo è di contro-pene del protagonista, nel senso che fai tutto il lavoro sporco, quello di spinta, per intenderci, poi arriva, che ne so, Jack Tracy, star della serata, che concede al pubblico l’atto finale e viene inquadrato in faccia nell’istante del rilascio. Solo in un secondo momento, dopo tre anni di corsi tantra intensivi pagati dalla dirigenza della Men Hard At Work, si può aspirare a qualche ruolo da leader in amene produzioni ungheresi a basso costo.
L’allenamento quotidiano della pornostar consiste nell’ascolto ininterrotto di Gimme Shelter degli Stones con mossa pelvica alla Elvis e passo del gallo, la risoluzione di alcuni rebus della settimana enigmistica per aiutare la concentrazione, aerosol alla patta smutandata per donare elasticità e per evitare ulteriori inestetismi. Tra l'altro, esibendo impegnativa a firma del medico di base, era possibile usufruire anche di piscina termale a tre diverse temperature, corso di Social Sex in teleconferenza tenuto dal dottor Furio Jonas Zambelli e agopuntura perianale ungro-finnico facoltativo presso il centro di chiaroveggenza bucolica di Grado Pineta. Una faticaccia.

Max Deliso: Breve storia di Rosita e Kaplan
Pagine 146 - Prezzo di copertina € 14,00
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. 
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 

martedì 11 settembre 2018

Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato. Parla l'autore.


"Questo lavoro fu meditato e scritto durante i lunghissimi e tristissimi giorni della mia prigionia. Ho svisata in menoma parte la storia, solo quando convenienze di nomi o di luoghi non permettevano dire la verità, del resto tradita mai, perché tratta da cronache e da libri, che a mercè della squisitezza del toscano signor Ottavio Veanuri, direttore di quel locale, mi pervenivano. Colgo questa occasione, ricordando nome a me sì caro ed anco a quanti più eletti del paese son capitali lì dentro, per testimoniare la mia gratitudine e la mia più sentita amicizia. Tornando al mio lavoro, perdoni il lettore, questa mia giusta digressione, lo presentai al pubblico sulle scene; ma con cuore chiuso, come suol dirsi, senza coscienza sicura, anzi colla fiducia che dovea destare nell’uditorio la stessa noia ed agonia del carcere. Il pubblico però fu più indulgente di me, ed anco il giornalismo più del pubblico, il primo chiamandomi all’onore del proscenio, il secondo dando un esame critico molto giudizioso e per me lusinghiero assai. Ecco perché lo pubblico il primo nel mio Teatro, speranzoso, che se il lettore troverà dei difetti, mi sarà indulgente per il lavoro, ma la idea che ho svolto, temi tutti nazionali, ai quali sin dal 1852 mi affacciai io pel primo; e se il caro nome della Sicilia, fastoso e sublime risuona dondunque nella storia, nelle scienze, nelle lettere, non si vedrà a mala parte, che un suo povero figlio ne facci anco onorato ricordo su pei teatri, che fan bella parte dell’istruzione popolare".  





L’Autore.
 
Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.
Nella versione originale pubblicata nel 1864 dall'Officio Tipografico Clamis e Roberti.
Pagine 124 - Prezzo di copertina € 13,50
Copertina di Niccolò Pizzorno
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.

Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.

I Beati Paoli trovano nell'omonimo capolavoro di Luigi Natoli la sublimazione letteraria in un romanzo di carattere storico popolare che tutt'ora rappresenta l'eccellenza nel suo genere. Prima del grande narratore palermitano, della setta segreta dei Beati Paoli scrissero storici, letterati e anche poeti. Fra i testi di riferimento per gli studiosi del "fenomeno" vi è I Beati Paoli o la famiglia del giustiziato, dramma in cinque atti dell'avvocato Benedetto Naselli, rappresentato per la prima volta la sera del 21 dicembre 1863 a Palermo, nel Real Teatro di Santa Cecilia. L'opera, sempre citata e del tutto introvabile, rivive oggi in questa fedele edizione per la collana "Gli introvabili".
Andrea Valenti è accusato dell'omicidio del pittore Vito. Tutto il popolo lo crede innocente. I suoi ultimi momenti, prima di salire al patibolo sono esaltanti e angosciosi, e dice tali cose che la sola innocenza può far dire fra gli spasmi e le aberrazioni di un supplizio: Ah! signore eccellentissimo, voi fra mezzo agli agi di una corte opulenta che vi circonda, armoniche le vostre orecchie ai suoni dei canti e delle danze, fresca la vostra mente ai bei progetti dell’animo vostro, perché io il so Eccellenza, voi siete buono, non sentite il rantolo degli agonizzanti, lo scricchiolare delle ossa in corpi viventi, il crepitare del fuoco sulle nude carni... voi non sapete cosa importa la tortura! Forza umana non vale a sofferirne il tormento... la ragione si perde Eccellenza... si perde in un caos di spasimi e di dolori... si vola in uno spazio interminabile di idee astratte... l’unica forma è lo strazio, la sola speranza, la reità.... E mio marito soffrì tutto questo e si mostrò forte per ben due tentativi... ma al terzo confessò Eccellenza... sì confessò... eppure era innocente.
Maria, la sua giovane moglie, è povera, cieca ed ha due figli piccoli da mantenere. Le hanno ucciso il marito, fonte di sostentamento della famiglia, e non solo, glielo hanno pure infamato, incolpandolo di un delitto che non ha commesso. Ora vuole essere riabilitata e chiede giustizia per sé, i suoi figli e il giovane marito morto. Chiede a tutti ma...
Ma chi ci garantisce poi che noi facciamo del bene, e i castighi che noi apprestiamo siano consentanei ai delitti, e se questi poi davvero vengono commessi da quei tali su cui noi esercitiamo il nostro ministero? ricordati che il Vangelo ebbe i suoi derisori ed i suoi apostati, che le pene furono fulminate da Dio per gli angeli ribelli, e che fra gli apostoli si contò anco un Giuda....
..ma tu anima di fango... redivivo Giuda.... anzi più di Giuda infame, perché questi vendé Cristo per 30 denari e tu venderesti 30 Cristi per un denaro solo!
 
 
 
Benedetto Naselli: I Beati Paoli o La famiglia del giustiziato.
Nella versione originale pubblicata nel 1864 dall'Officio Tipografico Clamis e Roberti.
Pagine 124 - Prezzo di copertina € 13,50
Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.

martedì 4 settembre 2018

Giuseppe Ernesto Nuccio: Picciotti e Garibaldini. Romanzo storico siciliano sulla rivoluzione del 1859-60

Pagine 511 - Prezzo di copertina € 22,00
Impreziosito dalle illustrazioni dell'epoca di Alberto della Valle (1917). Copertina di Niccolò Pizzorno. Nella versione originale pubblicata dalla casa editrice Bemporad nel 1919. 
Il romanzo Picciotti e Garibaldini di Giuseppe Ernesto Nuccio apparve in volume nel 1919, per i tipi della casa editrice fiorentina Bemporad & figlio: a distanza di quasi un secolo, quella versione, riccamente illustrata da Alberto della Valle, torna a rivivere grazie a I Buoni Cugini editori. Inizialmente diffuso a puntate sul "Giornalino della Domenica" nella ricorrenza del cinquantenario della spedizione dei Mille, il lavoro di Nuccio intendeva veicolare la conoscenza, per via narrativa, di snodi significativi del nostro Risorgimento, magnificandone l'anima democratica e inserendosi all'interno di un preciso programma di formazione del carattere nazionale orientato verso un pubblico di giovanissimi lettori, figli della buona borghesia italiana, destinati a costituire la futura classe dirigente del Paese. 
Protagonisti del romanzo sono Pispisedda, un bambino di undici anni,  e altri picciotti di Sicilia, le cui vicende narrative si intrecciano con quelle di eroi e martiri come Francesco Riso, Rosolino Pilo, i fratelli Campo, i fratelli De Benedetto e numerosi altri che vollero l'Isola libera dal Borbone e Italiana. C'è poi la Palermo ottocentesca, con il suo tessuto urbano nitidamente restituito: per le sue strade, le piazze, i giardini si dipana un'azione romanzesca avvincente e ricca di pathos. Il popolo palermitano, che già nel Quarantotto s'era levato contro il tiranno, torna a combattere per conquistare la libertà, e sull'esempio delle camicie rosse guidate da Garibaldi, l'eroe che la leggenda popolare vuole discendente (e perfino fratello) di Santa Rosalia, abbraccia e fa propria la causa unitaria.

Dalla prefazione di Rosario Atria

(Dottore di ricerca dell'Università di Palermo)

giovedì 30 agosto 2018

Max Deliso: Breve storia di Rosita e Kaplan

Dopo Marco Gregò con "Nella terra del sole che sboccia" e Ivan Ficano con "Cosa vuoi sentirmi dire" si aggiunge alla collana Albatro Randagio la "Breve storia di Rosita e Kaplan" di Max Deliso. Una storia divertente e travagliata che racconta brevi attimi di sofferenza alternati a rari momenti di felicità, un percorso dignitoso che scorre tra follia e disoccupazione, tra avventati sogni di gloria e vivaci momenti di quotidianità borderline. 
Kaplan fa la controfigura nei film porno, Rosita la pusher nelle case di riposo, si innamorano al primo sguardo e decidono di pianificare la loro vita assieme, continuando a svolgere le loro attività grottesche in maniera pacatamente seria circondati da personaggi inquietanti e pittoreschi.

Copertina di Luca Mannino 

Pagine 146 - Prezzo di copertina € 14,00 - Sconto del 15% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Per acquistare: 
http://www.ibuonicuginieditori.it/catalogo_prodotti_i_buoni_cugini_editori/deliso-max-breve-storia-di-rosita-e-kaplan.html

lunedì 9 luglio 2018

Benedetto Naselli: Il Festino. Tratto da: I misteri di Palermo. Romanzo storico siciliano


Quando una pestifera lue nel giugno 1623, violenta, subitanea contaminava la bella Palermo, che apparve quasi incredibile come vi si andasse rapidamente moltiplicando, e tanto mutamento facea, onde gli umani aiuti prodigati con sol­lecitudine e magnanimità, mancaron d’effetto. Ma un’angioletta della prosapia dei Marsi e per essi di Carlo Magno, congiunta per consan­guineità a Costanza figlia di Ruggiero, nel pa­rentado affine all’imperatrice Costanza ed al pri­mo Guglielmo; Rosalia riportava all’eterno colle sue lacrime i pianti di quaggiù, tenera colomba che sospirando il suo compagno fuggìa dal fre­mito d’ogni umano consorzio ricercandolo nella solitudine. Essa dietro una vita di stenti volò agli amplessi beati, all’ebbrezza interminabile lasciando la fredda salma su di un’erta inacessa. Ecco l’erta sacra, ecco la statua di sua onoranza. Il suo piano ci valse nei dì del dolore il perdono dell’eterno; si terser le lacrime, la chiesa fu in ricca veste, la salma di lei rinvenuta sul ciglione rimoto, fu iride di speranze e consolazioni avvenire. 
Oh! le lacrime tergete o dolenti nella sventura! fu sgombra la nube malaugurata! Come il sole che lanciandosi dal balzo Eoo riflette sulle onde smeraldine i suoi raggi dorati, ed il creato risveglia, vivificando del suo lume l’addormita natura, non altrimenti si operò, tostochè per volere del cielo furono rinvenute le sospirate ossa benedette. 
Pei borghi, per le campagne, pei trivi, e per le strettissime vie della città di Palermo, si conducevano quelle reliquie preziose; e qual nelle uste lande di Egitto spargeva tra il popolo immenso, immense le grazie l’arca del patto, così dal tepor santo di quelle ossa era scacciata la peste ingagliardita, dal tepor di quelle ossa si ebbe la salvezza fra tutti, dal tepor di quelle ossa le benedizioni sgorgarono, ed il sorriso.  
Nell’orridezza dei ciglion di Quisquina, nel­l’alpestre montagna dell’Ercta che secoli scorsi risuonava per mille trambusti d’armi e d’armati, di sterminate falangi puniche; ove l’intera for­midabil oste di Amilcare inalberò il punico leone per avverso le aquile latine; ove non sorgea lappola o cardone, i figli di Panormo l’obbietto trovavano e trovano mai sempre di loro delizie. Quei greppi sol dal serpe lambiti, quei gio­ghi visti nel fuggevol tocco dello sparviere, fu­ron calcati da gente devota nelle lacrime di tenerezza.
E non delle grame femine e paurosi vegliardi fu sola la credenza, la venerazione ed il culto, ma di cuori i più rotti alle sfrenatezze, delle menti trascendentali che riverenti prostraronsi ad omaggio della vergine, e che la gente minuta non solo, ma ben anco duchi e baroni disarmato il fianco e col cereo votivo, procedeva­no a ringhiere innanzi la sacra urna che contenea le reliquie della benedetta.
A meglio perpetuarne la gioia quindi, della ricevuta beneficenza si vollero dai palermitani istituite annue solennità; si volle, e ogni anno alla cara memoria del fatto e ad eternare gli encomi, il giubilo e laudazioni, cinque dì si consacrano alla Verginella romita come in tenero tributo di amore. 
Fin da quell’anno poi, cioè dal 1626, come che avesser cambiato i costumi e le tendenze, a seconda delle diverse fisonomie del secolo pure fermo e duraturo è rimasto, e rimarrà pei tempi avvenire l’istesso culto e gli stessi trion­fi; poiché ogni secolo ha la propria fisonomia, ogni tempo ha le sue mode, i suoi costumi, le sue scene di vita; ogni epoca è sempre avida di novità buone o cattive poco monta, purché s’innovi, non si cura del vantaggio o del detri­mento; nelle società vi è sempre vaghezza di riforme, di mode, di tramutamenti negli abili, negli adorni, nei passatempi; ma le religioni che vi regnano sono indelebili, il culto che si pro­fessa è sempre intaminato, in ciò sol non s’in­nova, si è ligi ben anco nei pregiudizi, si è uni­formi anche nel modo.
Era la gran macchina del trionfo un magni­fico carro, che già dì faceasi altissimo tanto da sprofondare il terreno, far guasti e rovine; ma di anno in anno si è venuto diminuendone la mole, accrescendone però la gaiezza dei drappi che l’adornano, meliorandone il disegno, l’idea e la maniera. Esso carro giunto a porta Nuova pose termine per quel alla sua missione. La folla dietro a lui dileguavasi equilibrandosi per la città insino a sera, che alle ore 24 comin­ciava a illuminarsi la via Toledo ed il Foro Bor­bonico, ove sorgea la gran macchina dei fuochi artificiali, che rappresentava un tempio sullo stile composto, negl’intramezzi del quale erano dipinti temi esclusivamente propri di glorie patriottiche, pel santo scopo, onde il popolo per vie indirette conosca la sua prisca grandezza, e perché una volta privo di avere attinto al sacro fonte della storia patria, o a delle luminose tradizioni, possa conoscere qual furono gli avi suoi, per mezzo dei simulacri e dei dipinti.
Un popolo immenso affollato stretto sino a perderne il respiro, gremiva tutto il Foro Borbo­nico; un’onda di popolo sbucava incalzando dalle porte cittadine, e parea che la piena rovinosa volesse soverchiare il terreno; ma più che si avanzava, più correva al suo equilibrio, come l’onda marina incalzata dall’onda, si sconvolge per poco e si appiana. Da ogni altura, da ogni terrazzo era un brulicar di teste, che miste tra il buio della notte, parean fantasmi vagolanti nell’aere. Le due ore della notte si udivano battere più d’una volta successivamente dagli spessi oriuoli della città, ed era il punto che Sua Maestà Ferdinando I, di augusta ricordanza, giun­geva col treno al terrazzino di contro alla gran macchina dei fuochi. Ciò era in quei dì beati quando la Corte allietava Palermo colla sua pre­senza. Colà era tutt’altra scena e tutt’altra ga­iezza. Una tenda vaga di bei colori, rischiarata da mille profumate facelle, ove un coro di scelte dame, cavalieri e baroni, ricambiavano i loro complimenti: ah! quella era tutt’altra scena! I brillanti dei loro monili che gareggiavano col foco delle torce, i colori svariati dei loro veli, dei loro ricami e dei loro guardinfante, sem­bravan quelle dell’arcobaleno; tutto era brio e magnificenza, tutto era vago e leggiero come i loro pensieri, tutto era caro come la loro leg­giadrìa, tutto cortese, tutto alla moda, perché la moda predominava nei loro vestiti, nelle loro maniere, nei bei motti, nelle loro arrendevo­lezze. Un folgore che si lanciò per l’aere, poi uno ed un altro, annunziavano lo sparo. E allora bombe che si estollevano in alto co­me palle di fuoco, e ricadevano scoppiando a forme di pioggia d’oro e d’argento. 
Il rimbombo, lo scoppio, le fiamme, il cre­pitare, le acclamazioni, eccedeano nella fine ogni illusione – motus in fine velocior – un minuto e una bomba, poi un’altra, e tutto fu silenzio, se non che succedevano ad atomi le voci dei rivenduglioli, le imbandigioni di sementi cotte, di rinfreschi, e tutte sorta di golosità.
La folla cominciò nuovamente a rimestarsi: uno incalzava l’altro che incalzato camminava più per la corrente impetuosa che pel proprio divisamento, andava sbucando per diverse direzioni, chi a furia di gomiti spingeasi per la Villa così detta per antonomasia, cioè Flora o Villa Giulia, talmente appellata da Giulia Guevara moglie del vicerè Colonna, che la ridusse.
Questa Villa era tutta ingemmata di luce nei suoi alberi, nei suoi viali, nelle sue belle fontane, gremita di piante, di cupolette, vaga e ridente di poggi e di terrazze, cara e melanconica fra i cipressi e le tombe d’illustri trapassati.
Scelte bande musicali spartite in diversi punti aggiungean prestigio a quel luogo divenuto soggiorno di Silfidi e di Driadi oretee, poiché tanto il romanticismo che la favola gareggiano a dare un nome alle vaghe pulzelle, che profumata la chioma e vestite a gala, ivan lievi rabbellendo quella scena di soavità, riducendola scuola di lusso, di amore e galanteria. E misti secoloro zerbinotti leggieri che lor facean corona, citta­dini e regnicoli coi loro visi stralunati camminavano coi loro abiti da festa, come chi porta
da dosso un peso; e foresi dalle ville prossimane che a torma e colle mani tenentisi l’un l’altro andavano estatici girando come per meccanismo. E tra la folla in vaga e facil maniera biancheggiavano certi cori di garzoni e donzelle coi loro candidi scialli quest’ultime, ed in bianche giacchette i primieri, affettando un travestimento che a loro pensiere gli assicurava l’incognito, ma che più su loro attirava gli sguardi della moltitudine.


Prezzo di copertina € 21,00
Benedetto Naselli: I misteri di Palermo. Romanzo storico siciliano. 
Nella versione originale pubblicata nel 1852. Copertina di Niccolò Pizzorno. 
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.  Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (sconto 20%)

lunedì 25 giugno 2018

Giuseppe Ernesto Nuccio: Picciotti e Garibaldini.

Romanzo storico sulla rivoluzione del 1859-60, che l'autore, Giuseppe Ernesto Nuccio, dedica a Luigi Natoli quale "strenuo esaltatore di virtù siciliane". 

Ampia prefazione di Rosario Atria, dott. di ricerca dell'Università di Palermo, italianista, autore di studi sulla poesia del Due-Trecento, sulla narrativa storico-popolare dell'Ottocento, sulla lirica leopardiana, sulla narrativa del secondo Novecento. Si interessa anche di storia e letteratura archeologica di Sicilia. 

Il volume è impreziosito dalle illustrazioni dell'epoca di Alberto della Valle (1917) e dalla copertina di Niccolò Pizzorno. 

Pagine 511 - Prezzo di copertina € 22,00
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online. Sconto del 20% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 

Giuseppe Ernesto Nuccio: Picciotti e Garibaldini. Romanzo storico sulla rivoluzione del 1859-60

Il romanzo Picciotti e Garibaldini di Giuseppe Ernesto Nuccio apparve in volume nel 1919, per i tipi della casa editrice fiorentina Bemporad & Figlio; a distanza di quasi un secolo, quella versione, riccamente illustrata da Alberto della Valle, torna a rivivere grazie a I Buoni Cugini editori. Inizialmente diffuso a puntate sul Giornalino della Domenica nella ricorrenza del cinquantenario della spedizione dei Mille, il lavoro di Nuccio intendeva veicolare la conoscenza, per via narrativa, di snodi significativi del nostro Risorgimento, magnificandone l'anima democratica e inserendosi all'interno di un preciso programma di formazione del carattere nazionale orientato verso un pubblico di giovanissimi lettori, figli della buona borghesia italiana, destinati a costituire la futura classe dirigente del Paese. 

Protagonisti del romanzo sono Pispisedda e altri picciotti di Sicilia, le cui vicende narrative si intrecciano con quelle di eroi e martiri come Francesco Riso, Rosolino Pilo, i fratelli Campo, i De Benedetto e numerosi altri che vollero l'Isola libera dal Borbone e Italiana. C'è poi la Palermo ottocentesca, con il suo tessuto urbano nitidamente restituito: per le sue strade, le piazze, i giardini si dipana un'azione romanzesca avvincente e ricca di pathos. Il popolo palermitano, che già nel Quarantotto s'era levato contro il tiranno, torna a combattere per conquistare la libertà e, sull'esempio delle camicie rosse guidate da Garibaldi, l'eroe che la leggenda popolare vuole discendente (e perfino fratello) di Santa Rosalia, abbraccia e fa propria la causa unitaria. 

Rosario Atria

(Dottore di ricerca dell'Università di Palermo)

mercoledì 13 giugno 2018

AA.VV. Delitti al Thriller Cafè: La brezza del mare di Piergiorgio Pulixi

“Si vive fino alla morte, altrimenti non si vive.
Si ama fino alla morte, se no non è amore”.

Roberto Plevano, Marca Gioiosa

22 Maggio 1982, ore 23:40;
“Blue Belle”, Bastia, Corsica;


L’Alfa Romeo 75 Turbo rossa inchiodò davanti al Blue Belle. Tre degli uomini a bordo si calarono i passamontagna e scesero imbracciando i fucili a pompa Remington. L’autista rimase al volante, il motore acceso, gli occhi guizzanti in cerca di volanti o auto di altre bande. Posata sulle gambe, una mitraglietta Skorpion che ballava al ritmo delle ginocchia tremanti. La fronte sudata per la tensione e la corsa sfrenata attraverso la città. Paura di essere arrivati troppo tardi. Terrore delle conseguenze. Consapevolezza che gli sbirri sarebbero giunti presto sul posto. Ansia totale.
Alla vista degli uomini armati, la folla di curiosi che si era assiepata davanti al night si disperse con urla di paura. Una delle ragazze crollò a terra. Gli altri la calpestarono nella fuga.
«Prendi tempo» ordinò Dominique Costa a René Nigro, indicando la giovane.
Nigro afferrò la ragazza per la coda di capelli castani e la tirò in piedi di peso. Le puntò la canna del fucile sotto il mento, tirandole la testa all’indietro.
«Rimani qui. Noi entriamo» disse Costa.
Nigro annuì, tenendo in ostaggio la donna e gridando ai curiosi di allontanarsi.
Il marciapiede brillava dei riflessi elettrici dei frammenti della vetrina sfondata. Prima di entrare nel locale, Dominique e Pascal Mariani scorsero il sangue che impregnava l’ingresso.
Era troppo tardi.
Contarono sei cadaveri. I corpi squarciati da proiettili di grosso calibro. Le luci stroboscopiche rendevano quello spettacolo di morte ancora più spettrale. Sangue dappertutto. Sedie e tavoli rivoltati. Bossoli per terra. Dovevano aver sparato ad altezza d’uomo, dedusse Dominique osservando i buchi alle pareti.
Con le armi puntate innanzi a loro, Costa e Mariani corsero verso la pista da ballo, imbattendosi in un altro corpo.
Sette. Una donna. Bionda.
“Ti prego, dimmi che non è lei” pensò Dominique.
Lei, la persona per cui erano stati chiamati.
Lei, l’unica sua ragione di vita.
I capelli erano impiastricciati di sangue. Un colpo alla nuca. Un’esecuzione. Cadendo a terra, la minigonna le si era sollevata. Costa non poté fare a meno di notare le mutandine di pizzo viola.
“Sta’ calmo” si disse. “Potrebbe non essere lei”.
«Voltala» ordinò a Mariani.
Pascal posò il fucile a terra. Afferrò il cadavere della ragazza per le braccia e la girò.
Lei, Giulia Buscemi, bellissima anche nella pornografia della morte.
La posò a terra con la massima delicatezza. Gli occhi già lucidi. Scariche elettriche che parevano sconquassargli le viscere. Ciò che avevano temuto più di ogni altra cosa si era concretizzato innanzi a loro.
Pascal trasse un respiro profondo, poi biascicò: «Portiamola via da qui».
Dominique si sentì morire. Vide a pochi passi da lei un altro corpo. L’ottavo. Vincent Manotti. Uno di loro. Quello che avrebbe dovuto proteggerla. Non ci era riuscito. Aveva ancora la pistola in pugno. Con la mano libera aveva cercato di raccogliersi le budella. Vincent era uno tosto. Dovevano essere stati tanti e ben armati per averlo preso di sorpresa.
«Dom?» lo chiamò Pascal, scuotendolo dall’immobilismo.
Costa riportò gli occhi su Giulia. All’anulare portava l’anello di diamanti che le aveva regalato Jean-Nicolas. Glielo sfilò e se lo mise in tasca.
«Prendimi il fucile, me la metto in spalla e la portiamo da lui» continuò Pascal.
Dominique annuì, ma mentre Pascal si apprestava a sollevare il cadavere della donna, Costa gli puntò il fucile alla nuca e fece fuoco. Ad occhi chiusi.
Quando li riaprii, il suo vecchio amico era accasciato per terra. Il colpo l’aveva decapitato. Il sangue sgorgava sul pavimento.
Trattenendo i conati, Dominique caricò un altro proiettile e puntò il fucile contro il viso angelico di Giulia Buscemi.
“Mi dispiace, Giulia, ma tu non puoi morire” pensò. Poi tirò il grilletto, rendendola irriconoscibile. E immortale.
Recuperò il fucile di Pascal e corse verso l’uscita.
«Che cazzo è successo? Stavo per entrare» disse René.
«Pascal non ce l’ha fatta» disse Dominique, aprendo lo sportello e buttando dentro i fucili. «Ce n’era uno ancora vivo e l’ha fulminato».
«Che cosa?!» gridò Nigro, serrando più forte il braccio della ragazza che urlò.
«Ora non c’è tempo. Lei viene con noi» ordinò Costa. «Apri il baule!» gridò a Philippe, l’autista.
«Che cazzo vuoi fare?» chiese Nigro, spingendo la ragazza dentro l’Alfa.
«Mi servono le birre» disse Costa, sbrigativo.
Aprì il cofano posteriore e prese una cassa di molotov. Cacciò fuori di tasca uno zippo, e diede fuoco a quattro bottiglie che lanciò dentro il locale, scatenando un incendio.
La quinta la scagliò contro un’edicola a qualche metro dal Blue Belle.
Il fuoco divampò con tutta la sua ira.
«Va’» ordinò Costa a Philippe, una volta dentro l’abitacolo.
Quando vide che l’amico non partiva, si voltò verso di lui pronto a scrollarlo e gridargli contro. Notò che Philippe stava fissando qualcosa davanti a loro. No, non qualcosa. Qualcuno. 
Una moto Benelli 750 nera si era fermata a qualche metro dalla macchina. Alla guida un uomo senza casco, i lunghi capelli neri arricciati a incorniciarli il viso tagliente.
Jean-Nicolas Bozzi.
«Giulia?» gridò il motociclista a Costa.
«Non era dentro. Non c’è… Dobbiamo andarcene» gli gridò Dominique di rimando.
Jean-Nicolas lanciò un’occhiata al Blue Belle fagocitato dalle fiamme, poi diede gas, e con una sgommata liberò la strada.
«Seguilo» disse Dominique.
Philippe finalmente accelerò, e l’Alfa rossa schizzò via in direzione contraria a quella da cui proveniva l’ululato delle sirene.
Dentro il Blue Belle, il fuoco faceva il suo sporco lavoro.
Istintivamente, Dominique infilo una mano in tasca e strinse nel pugno l’anello di Giulia.
“Mi dispiace, Jean” pensò. “Mi dispiace…”.


AA.VV: Delitti al Thriller Café
L'antologia del primo concorso letterario indetto da Thrillercafé, dove scrittori emergenti e di nome sono alle "prese" con "Almeno un morto", e corredato dai disegni di Niccolò Pizzorno e Nicola Ballerini.
Illustrazione: Niccolò Pizzorno.
Pagine 328 - Prezzo di copertina € 20,00
Disponibile in libreria e in tutti i siti di vendita online.
Sconto del 20% se acquistato dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it



venerdì 1 giugno 2018

AA.VV. Delitti al Thriller Café: Dalla prefazione di Romano De Marco

Oggi, anche quello che continuiamo per semplicità a definire “giallo”, ha la possibilità di erigersi a genere letterario vero e proprio, in grado di raccontare la realtà, di analizzare l’evoluzione della società e di resistere all’attacco del tempo (e il sopra citato Sciascia ne è l’esempio più calzante).
E il racconto? Beh, il racconto giallo (e sottolineo ancora quanto sia errata questa definizione…) deve essere in grado di trasmetterci suggestioni affini alla galassia “crime” (che comprende thriller, mistery, noir ecc.).  Ma scrivere racconti, come è noto, è molto più difficile che scrivere romanzi. Perlomeno scrivere dei buoni racconti.
Quelli raccolti in questa antologia sono di una qualità davvero sorprendente, soprattutto perché, in alcuni casi, sono opere di esordienti. In ciascuno di essi è possibile trovare quella scintilla, quel guizzo, quell’idea vincente che catturano l’attenzione e l’anima del lettore attraverso una atmosfera angosciante, un sottile filo misterioso, un senso di inquietudine generale.
Sono molto onorato di aver fatto parte della giuria di questo concorso e felice di aver letto i racconti finalisti. Ringrazio Thriller café di avermene data l’opportunità. Sono pronto a scommettere sul futuro di questi autori che hanno dimostrato senza ombra di dubbio di possedere quel famoso “quid” del quale tanto si parla ultimamente e che costituisce la discriminante da chi scrive per vedere il suo nome pubblicato su una copertina e chi scrive perché ha una genuina vocazione artistica e qualcosa di originale dal dire.

Romano De Marco

AA.VV.: Delitti al Thriller Café. 
Antologia del primo concorso letterario indetto da Thrillercafé, dove scrittori emergenti e di nome sono alle "prese" con "Almeno un morto". 
Con le illustrazioni di Niccolò Pizzorno e di Nicola Ballarini. 
Pagine 328 - Prezzo di copertina € 20,00