Tutti i volumi sono disponibili: dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it (consegna a mezzo corriere in tutta Italia), su tutti gli store di vendita online e in libreria. Gli e-book sono disponibili su streetlib store e tutte le piattaforme online.

martedì 25 agosto 2020

Giambi Leone: Il gabbiano. Tratto da: Il morso del cane.

Non ricordo che giorno fosse. Un’estate impietosa aveva carbonizzato la pelle e asciugato i polmoni degli operai delle Autostrade. Di certo non era un giorno fresco e non induceva a credere che la calura stesse volgendo al termine. La strada correva sempre più violenta sotto le gomme della mia auto. Anche quel mese sarebbero stati almeno quattromila i chilometri che avrei percorso. Conoscevo ogni buca, ogni irregolarità, ogni piccola depressione di quel manto autostradale, gli alberi e ogni linea di quel paesaggio che, mutando lentamente aspetto insieme alla diversa posizione del sole, all’ora del giorno e alla stagione, finiva per ripetersi sempre uguale, sotto il mio sguardo programmato ma vigile. 
Una vecchia Mercedes Benz 240 giallo sabbia con il tetto stracolmo di tappeti, il cielo tagliato dalla sferzata di una poiana in picchiata, un camion rugginoso carico d’uva che aspergeva residui odoranti di mosto, due bionde strafiche su una decappottabile nera, lo sborone di turno con il suo Hummer con vetri oscurati... Un film visto e rivisto. Tutto normale. Un cliché dal gusto sfumatamente onirico.
La mia auto procedeva a memoria, né troppo lenta né troppo veloce, carica di me e dei soliti flussi inesauribili di pensieri, a cornice di quel quadro.  Solita vita. Solito me. Solito tutto. Cafoni agli sportelli degli uffici pubblici. Bollette da pagare. Cartelle esattoriali buttate in un cassetto con cosciente disattenzione. Telefonate di creditori scalpitanti con narici sbarrate come tori di Pamplona. Debitori con il cerume nelle orecchie. False promesse. Lavori sottopagati. Multe elevate da vigili urbani che si accanivano sugli automobilisti. Discussioni e litigi inutili, in quella che mi ostinavo a chiamare famiglia, sempre e solo per soldi e altre rotture di cazzo, prevedibili, normali, mal gestite. Ogni cosa, ogni giorno. Ogni santo maledetto giorno, condito dalla consueta nausea esistenziale, in altre parole, quella spia rosso fuoco sempre accesa, quel triangolo lampeggiante nel cruscotto neuronale, sempre allerta e sempre proclive a frantumare quell’esile attaccamento al reale condiviso, sempre tesa a farmi vivere ogni istante, bello o brutto, con la gioia e la serenità d’animo di chi riceve gratuitamente pedate nei coglioni, di quelle ben assestate. Cataste deformi di pensieri noir instabili, controllati a fatica e con sapienza repressi, uccisi e tenuti sotto sale perché impossibili da condividere con altri umani. Sensazioni di inadeguatezza sociale e psichica dal putrido odore di morte, al limite dello svenimento...

Giambi Leone: Il morso del cane. Collana Albatro Randagio.
Pagine 230 - Prezzo di copertina € 18,00
Disponibile a Palermo presso La Feltrinelli libri e musica (Via Cavour), La Nuova Bancarella (di fronte La Feltrinelli), Libreria Sciuti (Via Sciuti 91/f)
Disponibile a Castellammare presso Libreria D'Angelo, Corso Garibaldi.
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su lafeltrinelli.it, Amazon (presso il venditore I Buoni Cugini) e tutti i siti vendita online.  

sabato 1 agosto 2020

Nino Parrucca: L'arte della ceramica. Creare e decorare dall'argilla al prodotto finito. Collana Eccellenze siciliane.


I Buoni Cugini editori aprono una nuova collana dedicata alle Eccellenze Siciliane, ovvero a tutti quei personaggi siciliani che della loro arte hanno fatto un'Eccellenza
Ad aprire la Collana è Nino Parrucca, che della sua Ceramica ha fatto una Eccellenza siciliana famosa in tutto il mondo: L'Arte della Ceramica, è il manuale scritto dal famoso ceramista che svelerà anche nel dettaglio tutti i piccoli segreti delle sue creazioni. 

"Scopo di questo manuale è dare i principali fondamenti per la lavorazione della ceramica, le tecniche da impiegare e le loro adeguate applicazioni. 
Il cammino che insieme intraprenderemo ci immergerà nell'affascinante mondo della Natura dove, dall'unione di elementi vitali come l'Acqua, l'Aria, la Terra e il Fuoco, nasce l'informe massa d'argilla e da questa si realizza un manufatto, secondo il disegno della nostra mente e l'estro creativo, perchè le nostre mani possono dar vita a quelle meravigliose creazioni che di solito attraggono l'ammirazione di tutti.
Nino Parrucca

Tutte le foto del manuale che illustrano nelle varie fasi la lavorazione della ceramica, sono di Ivo Ginevra. 
Il manuale è al momento disponibile al catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it, su Amazon Prime al venditore I Buoni Cugini e in tutti i siti vendita online.
Al rientro delle ferie di agosto sarà fatta la presentazione ufficiale del libro e ve ne daremo comunicazione. 


Giambi Leone: Il morso del cane. Il nuovo romanzo della collana Albatro Randagio edita I Buoni Cugini editori

Dopo "Il bar delle voci rubate" di Remo Bassini, un nuovo volume si aggiunge alla collana Albatro Randagio edita I Buoni Cugini editori: "Il morso del cane" di Giambi Leone, autore esordiente. 
Un miracolo balistico, una pennellata d’arte e la natura, fendendo il cielo, spezza un tempo che si ripete sempre uguale. Un cane, una profezia che affonda le radici nella storia, un colpo di fulmine tra un uomo e una donna, un padre nuovo e un padre ambiguo, innescano un processo di cambiamento che romperà uno schema di pensiero rigido. Fughe rocambolesche, colpi di scena e riflessioni filosofiche condite con una spolverata d’ironia, fanno de Il Morso del Cane un romanzo difficile da collocare in un preciso genere letterario, perché c’è molto noir, pulp, thriller, saggistica, sentimental e tanto altro da trovare al giorno d’oggi e in un romanzo d’esordio per giunta!
Ecco! Questo capitò quel giorno. Ci pensò madre natura. “Ma… puttana la miseria!”. Fu la mia prima espressione, fredda, tra il rassegnato e il compiaciuto, dopo la constatazione che un grosso gabbiano aveva centrato, ovviamente al volo, il parabrezza della mia auto con una defecata da urlo che mi costrinse a sterzare verso la corsia d’emergenza e a fermarmi, cieco.
L'accattivante copertina è di Giambi Leone, con elaborazione grafica di Maria Squatrito. 
Pagine 225 - Prezzo di copertina € 18,00
Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, su Amazon e tutti i siti vendita on line.
Prossimamente in libreria. 

lunedì 15 giugno 2020

Antonino Cutrera: 3 marzo 1698... - Cronologia dei Giustiziati di Palermo 1541-1819

Nel piano della Marina, per sentenza della R.G.C. fu strozzato ad un palo Filippo Crisafulli, alias Scarpello da Casalvecchio, discorsore di campagna, stradario e capo di banditi. 

Annotazione originale alla sopradetta esecuzione capitale: 
"Nota che questo poveretto aveva rotti un braccio, ed una coscia, e non poteva prevalersi a caminare, talmenteche fu di bisogno metterlo nella sedia con l'aste, a questo effetto tenuta nella Cappella, e salì la scala portato a medesima a braccio dei Fratelli e nella Cappella stava sempre a sedere nella istessa sedia, e nell'entrare e nell'uscire dal dammuso sempre si portava da Fratelli per l'aste, onde per tal causa era impossibilitato a salire la scala delle forche, sicchè si fece istanza al sig. Presidente della G.C. che si portasse con l'istessa sedia, nel Carrozzone, e che in luogo di appicarsi si eseguisse la sentenza ad un palo, che il sig. Presidente ebbe grandissime difficoltà per essere morte assai tormentosa, alla fine conoscendo l'inabilità si rimise alla Compagnia, e così si diede ordine d'accomodarsi un palo sotto le forche, e si fece abbassare l'affitto con la medesima sedia portato da' Fratelli per l'aste sino all'entrata della Cappella, e doppo preso da Bastati si pose con la medesima sedia nel Carrozzone, conducendosi per la solita strada fino al piano della Marina, dove arrivati, con la medesima sedia, si strozzò al palo". 

Antonino Cutrera: Cronologia del giustiziati di Palermo, 1541-1819
Il mirabile lavoro di Antonino Cutrera fatto sui documenti della Compagnia dei Bianchi è anche integrato con note del Mongitore, Villabianca, Auria, Pirri, Paruta, Di Marzo, Zamparrone, La Mantia ed altri ancora e costituisce un completo e fedele studio dei secoli bui della giustizia terrena a Palermo. 
Pagine 384 - prezzo di copertina € 22,00
Collana RisorgimentaliA
Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, lafeltrinelli.it, Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)

Antonino Cutrera: 1578, 18 agosto. Cronologia dei giustiziati di Palermo 1541-1819

Nel piano della Marina, per sentenza della R. Corte Capitaniale furono giustiziati: Pietro Gargotta e Abbattista Gerbino. Il primo per avere stuprato e conosciuto carnalmente a sua figlia, fu condotto al supplizio, nudo, sopra un carro, tenagliato durante il tragitto, infine strozzato. Il Gambino fu impiccato per avere ucciso entro la chiesa di S. Sebastiano un genovese. 

Antonino Cutrera: Cronologia del giustiziati di Palermo, 1541-1819
Il mirabile lavoro di Antonino Cutrera fatto sui documenti della Compagnia dei Bianchi è anche integrato con note del Mongitore, Villabianca, Auria, Pirri, Paruta, Di Marzo, Zamparrone, La Mantia ed altri ancora e costituisce un completo e fedele studio dei secoli bui della giustizia terrena a Palermo. 
Pagine 384 - prezzo di copertina € 22,00
Collana RisorgimentaliA
Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, lafeltrinelli.it, Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)



mercoledì 3 giugno 2020

Antonino Cutrera: Cronologia dei giustiziati di Palermo 1541-1819

Al nostro lavoro sulla Cronologia dei Giustiziati in Palermo, si connette intimamente la storia della Compagnia dei Bianchi, perchè senza l'esistenza e l'opera di tale confraternita religiosa, oggi non ci sarebbe possibile di fare la presente pubblicazione. Per tal motivo, nella prima parte di essa comprendiamo, come meglio abbiamo potuto, le sue vicende, il suo ordinamento e l'opera, per la quale potè vivere circa trecento anni. 
La famosa Compagnia del Santissimo Crocifisso, detta dei Bianchi, si assunse la pietosa missione di assistere quegl'infelici che, allora in gran numero, venivano condannati dalla giustizia degli uomini e in nome di Dio, a lasciare la vita sul patibolo. 
Grazie alla cortese ed efficace cooperazione dell'egregio cav. Eduardo Rivarola, attuale Governatore della Compagnia dei Bianci, senza la quale questo lavoro non potrebbe essere stato compiuto e agli studiosi, oggi, non sarebbe dato di poter leggere queste pagine che, nella loro monotona e cronologica dicitura, ci ricordano la lunga serie di scene orrende e di spettacoli infami, che in nome della giustizia si davano al popolo sulle vie e sulle piazze della nostra Palermo. 
Dai documenti pervenuti a noi nelle nostre ricerche per ricostruire la dolorosa e triste odissea di tante vittime dell'umana giustizia, ci è dato poter costatare, che spesso, tanto l'animo di un truce malfattore, tanto quello di una debole donna, colpiti dall'inesorabile giustizia umana, rimanevano talmente scossi, da restare in preda ad una grave grisi morale, che si ripercuoteva tremendamente sul fisico dei condannati. L'emozione della prossima morte nei giustiziandi, fu tale che spesso si avveravano scene disgustose, che avrebbero dovuto commuovere gli animi più duri e non suscettibili di molto turbamento. 
Da questo lavoro abbiamo escluso le esecuzioni capitali, che si fecero per sentenza del Tribunale del Sant'Ufficio, perchè sarebbe stato superfluo, dopo il lavoro del compianto Vito La Mantia. 
Antonino Cutrera

Il mirabile lavoro di Antonino Cutrera fatto sui documenti della Compagnia dei Bianchi è anche integrato con note del Mongitore, Villabianca, Auria, Pirri, Paruta, Di Marzo, Zamparrone, La Mantia ed altri ancora e costituisce un completo e fedele studio dei secoli bui della giustizia terrena a Palermo. 

"1593 a 2 Agosto: Nel piano della Marina, per sentenza della R.G.C. fu giustiziato Blasi Galati "condannato a morte aturale, con che sia portato al luoco della giustizia sopra un carro, et per strada tenagliato, et in detto loco affogato in terra ad un palo, et doppo appiso per un piede alle forche, e finalmente squartato."

giovedì 21 maggio 2020

Salvatore Cuccia: Era la fine del mondo. Un soldato siciliano nella Grande Guerra. Collana Nel Bene e nel Male.


L’opera è costruita e trascritta dalle memorie del soldato Salvatore, che tra il 1968 e il 1972 scrive il suo vissuto da combattente nella Prima Guerra Mondiale, lui che non aveva mai lasciato il piccolo paesino di Villafrati (Pa).
Il titolo del libro nasce dalla ricorrente espressione del soldato Salvatore, “Era la fine del mondo…”, quando narra delle bombe, dei morti, della fame, del freddo…  Interessante la descrizione del suo incontro con il futuro papa Roncalli e con Gabriele D’Annunzio.
Il memoriale è preceduto dalla prefazione del nipote e regista Salvo Cuccia e dalla prefazione di Santo Lombino, direttore artistico del Museo delle Spartenze.
Pagine 104 – Prezzo di copertina € 10,00

Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, www.lafeltrinelli.it, Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)

La civile indifferenza. Le parole di Liliana Segre fedelmente raccolte e trascritte dalle sue testimonianze. Collana Nel Bene e nel Male.


Dall’idea di raccogliere e trascrivere le parole di Liliana Segre, testimone della Shoah per farne un volume da proporre soprattutto ai giovani quale preziosa lezione sul valore della vita, nasce la proposta di pubblicazione alla Senatrice, che con nostra gioia ha accettato. Da qui l’ascolto dei diversi incontri da lei fatti con i giovani nelle scuole e la composizione del testo, trascrivendo tutti i passi della sua terribile esperienza, in ordine cronologico, senza per nulla alterare le espressioni chiare e dirette della Senatrice e senza omettere nessuna parola della narrazione, dal momento in cui sono emesse le leggi razziali del 5 settembre 1938 fino alla sua liberazione nell’aprile del 1945. Nella seconda parte del libro “La dichiarazione sulla razza e le leggi razziali del 1938”: il testo delle leggi fasciste emesse il 5 settembre, il 6 ottobre, il 15 novembre, il 17 novembre del 1938 e l’elenco delle successive.
Pagine 172 – Prezzo di copertina € 13,00

Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, www.lafeltrinelli.it, su Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)


Giovanni Raffaele: Le torture in Sicilia al tempo dei Borboni. Un periodo di cronaca contemporanea. Collana Nel Bene e nel Male.


L’opera è la fedele trascrizione delle Corrispondenze di un Estratto dell’Unità Politica del 1862, dove Giovanni Raffaele, all’epoca giornalista e patriota (successivamente Membro del Parlamento di Sicilia) dal 1850 al 1860 denunzia alla stampa inglese l’utilizzo sistematico di torture da parte della polizia borbonica, anche mediante la raffinata costruzione di appositi strumenti come la cuffia del silenzio, la muffola, lo strumento angelico. Denunzia anche i “processi farsa” e la successiva  fucilazione del barone Francesco Bentivegna di Corleone e di Salvatore Spinuzza di Cefalù, oltre alle torture ai patrioti della provincia di Palermo: Giuseppe Maggio, Giuseppe Lo Re, Salvatore Bevilacqua, Vincenzo Sapienza, Santi Cefalù e sua figlia, Salvatore Maranto e Antonio Spinuzza, tutti eroi finiti nell’ingiustificato dimenticatoio della collettività.
Pagine 106 – Prezzo di copertina € 11,00

Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, www.lafeltrinelli.it, Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)

Luigi Natoli: Ricordi di Clodomiro mio figlio. Collana "Nel Bene e nel Male"


L’opera è la fedele trascrizione del libretto, pubblicato nel 1920 con le Officine Tipografiche Barravecchia e Balestrini.
“Serro nel profondo del cuore l’angoscia, respingo indietro le lagrime che fanno impeto agli occhi, per scrivere della mia creatura.”
Con queste parole cariche di composto dolore paterno, nella prima parte del libro iniziano i ricordi che Luigi Natoli dedica alla memoria del figlio Clodomiro, morto nella primavera del 1917 in un campo addestramento reclute vicino Monfalcone.
Nella seconda parte è il diario di Clodomiro Natoli, brevi righe per ogni giorno, appunti, lettere al padre che evidenziano, in poche parole, la tragedia e lo stretto contatto tra i soldati e la morte nella Prima Guerra mondiale.

Luigi Natoli: Ricordi di Clodomiro mio figlio. 
Pagine 72 - Prezzo di copertina € 10,00
Disponibile al sito www.ibuonicuginieditori.it, www.lafeltrinelli.it, Amazon Prime e tutti i siti vendita online.
In libreria presso La Feltrinelli libri e musica (Palermo)



mercoledì 8 aprile 2020

Vincenzo Linares: La casa maledetta. Tratto da: Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo

- Vedi – rabbiosamente gli diceva una delle vecchie, battendogli la testa con la conocchia – vedi a che hai ridotto quella creatura innocente? – e indicò nell’angolo della stanzuccia un giaciglio donde uscivano de’ sospiri e de’ lamenti, e attorno al quale si affaticava una donna, la giovane appunto che sappiamo, recitando rosarii, e bagnando la bocca del moribondo bambino.
- Dì – continuava la vecchia – che intendevi di fare con quella carta? Dì, figlio del demonio, da chi avesti il veleno?
- Io! veleno! che so io di veleno!
Allora i sospiri e i lamenti raddoppiarono presso il giaciglio, forse perché il bambino lottava con la morte, e la giovane affannata dal dolore, e perduta quasi di speranza si stracciò i capelli.
- Figlio, figlio! – gridando con voce che spezzava il cuore. Le sue strida furono interrotte da non so che rumore.
Era una sera di luglio, un vento caldo e diabolico facea saltar per aria le tegole della casuccia, e piegare sino a terra le alte cime degli ulivi che la circondavano. Si vedevano pei campi grandi fiamme, da cui usciva un fumo denso di zolfo e di pece, e a quando a quando sentivasi lo scricchiolare delle ruote di qualche funebre carro. Invece del russo dello stanco mietitore, e del canto monotono del villanzone rompeva il silenzio della notte lo squillo della campana, che ricordava l’ora di migliaia di uomini.
Le donne furono scosse altra volta dal rumore, origliarono alcun poco, e loro parve udire vicino un calpestìo di persone, e un lontano scalpitar di cavalli. Certo sembrerà strano a chi rifletta lo stato spaventevole che dipingo, trovarsi gente all’aria aperta con quel vento che soffiava.
È da sapersi però che non tutti la pensavano ad un modo. Come vi ho detto una voce circolava nella città, che metteva in forse l’esistenza del morbo, e che poi fu cagione di accreditare nella mente del volgo i più neri sospetti di veleno. Nelle campagne e nei villaggi questa voce correva più aperta: nel volto de’ foresi si leggeva il dispetto, lo sdegno, la minaccia: si adunavano nelle piazze, convenivano nei cimiterj, sparlavano, tumultuavano. Quella sera appunto più gruppi di persone si aggiravano in quei dintorni, e una banda di soldati a cavallo dava loro la caccia.
Subitamente si aprì l’uscio ch’era socchiuso, e comparve un uomo, nel cui abito e nell’aspetto spiccava non so che di bizzarro e di sorprendente. Avea le brache corte di color bruno, strette al di sopra del ginocchio, una pelle nera che gli copriva la gamba e metà del piede, un cinturino a’ fianchi, a cui stava appeso un coltellaccio; in capo un berretto, che gli cascava sulle larghe spalle co’ lunghi e rossi capelli. Il suo viso aveva una tinta bruna, folto di peli, fiero ma bello. Pareva trafelato e sudante dal correre, grondava sangue dal braccio, e da una scalfitura nella fronte. Si piantò innanzi l’uscio come uno spettro, volgendo attorno uno sguardo, in cui scorgevasi l’uomo della sventura: s’arrestò come chi fosse colpito da una rimembranza, e portò una mano alle ciglia per nascondere la vista di quel luogo. Scorsi un quattro minuti l’uomo si fece avanti, pose a un angolo della stanza l’archibugio, e accostò il braccio manco alla lucerna.
- Oh! è nulla! – egli disse tastando una piccola ferita che aveva sul braccio. – Non è questa la casa di Francesco?
Le donne rimaste estatiche non risposero, prendendo un’attitudine disegnata dallo spavento, Giorgio atterrito si strinse ad esse. Un forte sbuffo di vento spense la lucerna, s’udì vicino lo scalpitar de’ cavalli.
- Maledetta casa! – sclamò con voce cupa l’uomo nel riprendere l’archibugio, e uscì dalla porta ripetendo – maledetta casa!
Non appena fu egli uscito, s’udì un gran fischio, più spesso il calpestio delle persone, uno stormire di fronde. I soldati a cavallo fecero un giro attorno della capanna. 

Vincenzo Linares: Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo. Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1837 devastata dal Cholera. Nella versione originale pubblicata dalla tipografia Francesco Lao nel 1838.
Pagine 163 - Prezzo di copertina € 16,00
Copertina di Niccolò Pizzorno

Vincenzo Linares: Il timor panico. Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo.

Il popolo, come vi ho detto, da che si sparse la nuova fatale fece orecchie da mercante, rimase incredulo alle buone ragioni, ai buoni consigli; emise anzi la sua sentenza: non esservi cholera. Ad accreditar la quale assai valse l’incertezza de’ medici, lo sfrenato gridare di alcuni anche fra loro, che gli era un mezzo di far danaro. Il sospetto corso di bocca in bocca, agitato e discusso in varii crocchi divenne una certezza: nè giovò a distruggerlo il fatto stesso, i cadaveri che passavano per le strade, lo sperpero generale, la morte d’illustri vittime. Fermo nel suo proposito spregiava la presenza del morbo, mangiava, beveva, rideva gridando:
- Vedete come si cura il cholera!
Io potrei contarvi più d’un fatto funesto, che seguì questa insana aberrazione di mente, ma allora dicevasi “È morto del vino, dello stravizzo.” Bel modo in vero di ragionare, che persuadendo gli eccessi trovava negli eccessi la causa del funesto avvenimento. La quale incredulità accrescendo la crapula non poco forse contribuì all’aumento del morbo. E questo era il minor male, perché in sostanza non si possono obbligare gli altri a pensare come volete; e se male faceano, lo faceano per sè stessi: il peggio fu che non si contennero allo stravizzo, ma scoppiarono in odio ed in sarcasmi contro i medici.
- Vedete questi dottori; ora vi danno un rimedio, ora un altro; ora c’è cholera, ora non c’è cholera; oggi è epidemico, domani è contagioso. Eh! gatta ci cova! Vogliono malattie, vogliono ospedali, chi sa che cosa essi vogliono!
Il morbo intanto, sebbene lentamente, cresceva e con lui altri mali non meno funesti. Tutto ad un tratto cessò il lavoro, cessò il commercio, l’annona rincarì, il monopolio fu nelle piazze: il popolo si vide privo di mezzi e di soccorsi. Quinci doglianze, quinci sinistri augurî e voci di spavento. Il popolo pria dominato da un cieco scetticismo, poi atterrito dalla miseria si diede in braccio a terrori di fantasia, al che contribuirono non poco le circostanze! Un teschio fu trovato nel cancello del Duomo, varii cartelli minaccevoli per le mura; qualcuno insolentiva per forza togliendo il pane ai venditori, di che la fama pel momento magnificava la violenza ed il numero: le quali cose operate da pochi, che volean pescare nel torbido, lungi d’incitare atterrivano. Nulla veramente di reo si macchinava, come il fatto istesso ha dimostrato, nulla era di positivo tranne il timore del disordine.
I magistrati della città, i sanitarî e la pubblica forza operavano dal canto loro con quella prudenza che i tempi volevano. Si chiudevano le case degli appestati, si portavano a lazzeretto le persone sospette, si promuoveva per quanto era possibile la salubrità e l’abbondanza delle vettovaglie: l’annona rincarita fu in sulle prime moderata, finchè diffuso poi il morbo, ruppe ogni freno l’ingordigia dei venditori: si profumavano le piazze e i luoghi immondi; si pubblicavano avvisi prescriventi un metodo più esatto di vita e misure di cautela. Fu raddoppiata la vigilanza, raddoppiata la pubblica forza, richiamata dalle provincie buona mano di soldati d’arme, gente di mal affare arrestata; punito solennemente quel solo che avea dato il mal esempio di rubare il pane nella piazza, con pronta pena se non approvata dal buon senso, certo dalle circostanze che erano difficili: le feste che chiamano folla di popolo proibite pel doppio oggetto della pubblica salute e della tranquillità pubblica: furon cacciati via i legni venuti da Napoli, ancorati al nostro porto. Le quali saggie e prudenti misure impedirono disoneste voglie e disordini; ma non bastarono a togliere l’agitazione degli animi che cresceva collo scorrer de’ giorni.
Ecco gli eccessi del popolo; poco avanti non badava ad un male presente, ora tremava di un pericolo futuro. Col cadere del giorno ventitrè parvero avverarsi i sinistri augurj. Come, quando e da chi, s’ignora; certo sorse una gran voce di scoppiato tumulto, sorse a un punto dall’uno all’altro lato della città. Quanti erano per le strade correvano a tutta furia, gridavano a piena gola, fuggivano come se la città fosse posta a ferro ed a fuoco. Invano gridavasi “è nulla è nulla” invano la pubblica forza sboccando da tutti i lati fermava i fuggenti, cercava di rianimare gli animi atterriti: fu generale il trambusto.
La pressa maggiore era, appunto, nel luogo ove si trovavano i nostri personaggi: ei si videro urtati e assordati da una moltitudine di persone, che scompigliata si aggirava per la chiesa. Ognuno faceasi avanti per gittarsi alla porta; qua peggio: gente di fuori, gente di dentro, quella irrompeva, questa lanciavasi, e nell’urto accresceva il terrore e lo scompiglio. 


Vincenzo Linares: Maria e Giorgio o Il Cholera in Palermo. 
Romanzo storico siciliano ambientato nella Palermo del 1837 devastata dal Cholera. Nella versione originale pubblicata nel 1838 dalla Tipografia Francesco Lao. 
Pagine 163 - Prezzo di copertina € 16,00
Disponibile dal catalogo prodotti della casa editrice al sito www.ibuonicuginieditori.it 
Disponibile su Amazon e tutti i siti vendita online